ACCOLTELLÒ IL FUTURO SOCIO, CONDANNATO A 6 ANNI E 3 MESI

Prato Nadia Tarantino 4 Novembre 2022 98 Nessun commento

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Al culmine di una lite, accoltellò il consulente del lavoro con cui aveva in progetto di entrare in affari, riducendolo in fin di vita. A quattro anni di distanza dai fatti – era il 28 novembre 2018 – l’aggressore, un albanese di 36 anni residente in provincia di Pistoia, difeso dall’avvocato Silvia Verrico, è stato condannato per tentato omicidio a 6 anni e 3 mesi di reclusione. La sentenza è stata pronunciata oggi, venerdì 4 novembre, dal tribunale di Prato. Alla vittima, un cinese di 29 anni, assistito dall’avvocato Alessandro Fantappiè, è stato riconosciuto un risarcimento, in via provvisionale, di 25mila euro.
L’albanese fu arrestato dai carabinieri qualche ora dopo il grave fatto, avvenuto in via dei Fossi, al Macrolotto 1, dove il cinese aveva il suo studio. Secondo quanto fu ricostruito, i due, insieme ad un italiano che fu testimone dell’aggressione e che, una volta rintracciato, collaborò con gli inquirenti, avevano in cantiere di aprire una ditta per lo smaltimento dei rifiuti tessili e la rigenerazione dei tessuti. All’appuntamento che i due si erano dati in via dei Fossi, il cinese – sempre stando alla ricostruzione degli investigatori – si presentò con un paio di ore di ritardo. Questa circostanza, insieme ad un diverbio circa i termini dell’affare, fecero esplodere la rabbia dell’albanese che tirò fuori il coltello e lo usò. Il cinese, ferito al torace, fu lasciato in un lago di sangue, in mezzo alla strada. A soccorrerlo furono i passanti che immediatamente avvertirono i soccorsi: portato all’ospedale Santo Stefano, fu ricoverato in prognosi riservata.
L’albanese si presentò dai carabinieri a Montale quando ebbe chiaro che non avrebbe avuto via di scampo; dopo l’arresto, raccontò che il coltello con il quale si era presentato all’abppuntamento, lo aveva acquistato quello stesso giorno in una mesticheria a Montale e se ne era poi disfatto. L’arma, con una lama di 10 centimetri, fu trovata nel fiume Bisenzio, all’altezza del ponte Datini, punto in cui era stata gettata.

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