AEROPORTO DI FIRENZE; CDA, AVANTI SU PROCEDIMENTO MASTERPLAN

Firenze Patrizio Ceccarelli 21 Febbraio 2020 56 Nessun commento

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Il cda di Toscana Aeroporti, riunitosi ieri, “ha deliberato di procedere con gli atti necessari per portare avanti il procedimento relativo al Masterplan dell’Aeroporto di Firenze” dopo aver “preso atto e esaminato il contenuto delle sentenze del Consiglio di Stato che hanno respinto i ricorsi” presentati tra gli altri da Ministero dell’Ambiente, Ministero per i Beni Culturali, Enac, Comune di Firenze, Regione Toscana, Città Metropolitana Firenze e Toscana Aeroporti in merito alla sentenza del Tar della Toscana del 2019 che aveva annullato il decreto di Via per la nuova pista. Il cda ha ribadito “la piena consapevolezza della necessità dell’Aeroporto di Firenze di dotarsi di una nuova pista e di un nuovo terminal per rispondere alle evidenti criticità infrastrutturali dello scalo.
Anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ex sindaco fiorentino e premier che aveva messo il ’Vespucci’ tra le opere da portare avanti durante il suo mandato a Palazzo Chigi, ha inserito lo scalo nel piano Shock presentato ieri mattina in Senato.
Come si muoverà il Cda di Toscana Aeroporti, ancora non è del tutto chiaro.
C’è prima di tutto da riottenere la Via, la valutazione di impatto ambientale. Ma non solo. Uno dei nodi da sciogliere riguarda la Vas, ossia la valutazione ambientale strategica che nel procedimento “bocciato“ era contenuta all’interno del Pit, il piano di indirizzo territoriale, approvato dalla Regione.
Tra i molti problemi da affrontare c’è anche la convenzione con i terreni di Unipol nella zona di Castello. Il prezzo era concordato a oltre 70 milioni, vincolati all’approvazione della Via, che adesso non c’è più. E quindi anche quel capitolo probabilmente andrà rinegoziato.
C’è poi da capire se lo sviluppo dell’aerostazione di Pisa andrà avanti comunque.
Risolti gli altri intoppi e rivisto il masterplan, dal momento in cui verrà presentata l’istanza di Via, e quanto tempo occorrerà per arrivare alla posa della prima pietra.
Probabilmente non basterà un anno e mezzo. C’è poi da calcolare un tempo aggiuntivo di 90 giorni per l’inchiesta pubblica: il ministero dell’Ambiente, infatti, può decidere, motivando la scelta, se svolgere l’istruttoria mediante questo strumento. Ottenuta la Via sarà convocata la conferenza dei servizi che, in base alla nuova disciplina in vigore con la legge Madia, deve concludersi entro 155 giorni.
La volontà è di non fermarsi, neanche di fronte alla sentenza del Consiglio di Stato. Certo è che quanto disposto dalla giudici amministrativi va rispettato. E la soluzione al momento appare alquanto complicata.

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