AMANDA KNOX CONDANNATA A 3 ANNI PER CALUNNIA A LUMUMBA

Firenze Chiara Valentini 5 Giugno 2024 40 Nessun commento

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Tre anni per aver calunniato Patrick Lumumba. E’ la sentenza pronunciata dal giudice Anna Sacco in corte di d’assise d’appello di Firenze nei confronti di Amanda Knox nell’ambito della vicenda giudiziaria per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher avvenuto il 1 novembre 2007 a Perugia. Se per l’omicidio di Meredith sia Amanda che Raffaele Sollecito sono stati assolti in via definitiva, il processo ancora in corso riguarda quanto avvenne nelle prime fasi delle indagini. Amanda Knox è arrivata un’ora prima dell’udienza, travolta dalle telecamere (molte anche le troupe straniere) e in aula ha ripercorso – in una dichiarazione spontanea resa in italiano – la notte del 5 novembre quando fu arrestata (“la peggiore della mia vita” ha detto): “solo pochi giorni prima – ricorda Amanda – avevo scoperto che la villetta in cui vivevo si era trasformata in una raccapricciante scena del crimine, ero scioccata, esausta, sotto shock ma sono rimasta per assistere la polizia nelle indagini; la notte del 5 novembre la polizia mi ha interrogato a lungo, senza avvocato nè traduttore (cosa per la quale la Corte europea aveva riconosciuto la violazione del diritto di difesa); “non mi credevano quando dicevo di essere stata a casa di raffaele la sera dell’omicidio” ricorda Amanda, sostenevano di avere prove della mia presenza in casa al momento dell’omicidio (cosa poi rivelatasi falsa). Mi chiedevano conto di un messaggio a Lumumba “see you later” che in inglese è un generico saluto e non “ci vediamo più tardi”. Amanda racconta di una pacca sulla nuca mentre gli intimavano “ricorda, ricorda”. Alla fine Amanda firma una dichiarazione in cui dice di aver visto Lumumba uccidere Meredith (che costerà al musicista congolese 14 giorni di carcere prima di essere scagionato). Resasi conto, la Knox scrive un altro memoriale, stavolta in inglese, con il solo scopo di ritrattare.  “Non ho mai  voluto calunniare Patrick – spiega – Lui era mio amico, si è preso cura di me e mi consolò per la perdita della mia amica. Mi dispiace di non avercela fatta a resistere alle pressioni e che lui abbia sofferto” ha detto rivolta ai giudici. “Ero esausta, confusa, costretta a sottomettermi”. I giudici hanno però accolto la richiesta della parte civile e del procuratore generale (la richiesta era di condanna a 3 anni) secondo i quali Amanda era consapevole di dichiarare il falso.  La condanna per calunnia era diventata definitiva ma poi la Cassazione aveva disposto un nuovo esame delle accuse dopo il pronunciamento della CEDU. Gli avvocati della Knox attenderanno i sessanta giorni previsti per le motivazioni della sentenza e poi faranno ricorso in cassazione. 

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