BANALE LITE, RICOSTRUITO MOVENTE OMICIDIO LA QUERCE

Prato Nadia Tarantino 29 Settembre 2021 57 Nessun commento

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Fu la lite sfociata in rissa con alcuni marocchini che dormivano sul sagrato della chiesa della Sacra Famiglia ad armare la mano di Christian Ottavi, il 43enne arrestato esattamente un anno fa, il 29 settembre 2020, per l’omicidio dell’amico Mirko Congera, 44 anni, e il ferimento della convivente di quest’ultimo, Daniela Gioitta, 42. Una rissa carica di odio e violenza nella quale Ottavi, colpito al volto con una testata che gli fece saltare quattro denti, non si sentì difeso e protetto da Congera e per questo, qualche ora dopo l’aggressione, si presentò alla porta della sua abitazione, in via Firenze alla Querce, e infierì con un coltello da cucina. Fu una mattanza: Congera, colpito al collo e a una scapola, morì praticamente subito; la sua compagna, ferita alla gola (è viva per miracolo), riuscì ad uscire dalla casa, ad urlare e a mettere in fuga Ottavi. Una fuga durata poche ore: i carabinieri lo arrestarono a casa, dove era rientrato da moglie e figli, con ancora addosso tracce di sangue.
Il 2 novembre si aprirà il processo: la difesa ha scelto il rito abbreviato che si celebrerà davanti al giudice delle udienze preliminari e al pubblico ministero Vincenzo Nitti, titolare dell’inchiesta.
I carabinieri hanno ricostruito i fatti e dato un movente all’omicidio grazie soprattutto al racconto di uno dei marocchini coinvolti nella rissa. Un racconto dettagliato per il quale il nordafricano fu punito dai connazionali: un’aggressione a colpi di coltello e un lungo ricovero in ospedale. Nelle mani degli investigatori diversi elementi a disegnare il quadro nel quale è maturata la tragedia: un’amicizia di lunga data tra i due italiani, serate passate tra birra e chiacchiere, spesso qualche bicchiere di troppo; serate trascorse sempre nello stesso posto, vicino alla parrocchia della Sacra Famiglia, al Ponte Petrino, dove si davano appuntamento anche alcuni marocchini. La sera del 28 settembre tra i due amici e il gruppo di stranieri ci fu una discussione che degenerò fino alla testata assestata al volto di Ottavi. Sarebbe stato quello il momento in cui esplose il risentimento e l’ira contro Congera, reo – nella testa del suo assassino – di non aver fatto abbastanza per difenderlo e, anzi, forse di aver addirittura fomentato. Ognuno se ne tornò a casa propria; in piena notte Christian Ottavi suonò il campanello di Congera e appena se lo trovò davanti lo accoltellò e lo uccise. Non si fermò e ferì anche la convivente che reagì, urlò, chiese aiuto. I primi a soccorrerla furono i familiari che abitano lì vicino e a loro disse un nome: Christian.
L’imputato non ha mai confessato, non ha mai spiegato il perché di tanto odio contro quello che era sempre stato un amico. Nel corso del tempo ha fornito versioni diverse, sempre contrastanti. Decisivo il testimone e decisivo il lavoro investigativo dei carabinieri.

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