CAMERA CIVILE CONTRO DPCM 10 APRILE: E’ INCOSTITUZIONALE

Prato Nadia Tarantino 15 Aprile 2020 441 Nessun commento

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Il provvedimento del Governo per contenere la diffusione del contagio da coronavirus? Incostituzionale. A dirlo è la Camera civile degli avvocati di Prato: “La Costituzione – spiega il presidente Duccio Balestri – sancisce il diritto di ogni cittadino di circolare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. La Costituzione prevede la tutela del diritto alla salute, specificando che nessuno può essere obbligato ad un trattamento sanitario se non in forza di legge. Il Dpcm del 10 aprile altro non è che un atto amministrativo del presidente del Consiglio che, nel momento in cui limita la libertà di circolazione delle persone prevedendo un contenimento universale per asserite esigenze sanitarie, già si pone in contrasto con gli articoli 16 e 32 della Costituzione, oltre che a impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa e di iniziativa economica sempre previsto dalla Carta”.
La Camera civile degli avvocati di Prato spiega nel dettaglio tutti i motivi che stanno alla base dell’iniziativa di far dichiarare incostituzionale il provvedimento e tutte le conseguenze che la sua attuazione comporta. “La contestazione – dice Balestri – non sta nel merito ma nel metodo. Ho segnalato quanto stiamo facendo al presidente dell’Unione nazionale Camere civili che, se vorrà, potrà promuovere la nostra battaglia”. Nella sostanza, ogni cittadino è invitato ad inviare alla presidenza del Consiglio una ’istanza di annullamento in sede di autotutela’ del provvedimento (scarica). Secondo la tesi degli avvocati civilisti pratesi ci sono anche i numeri a dimostrare una realtà diversa da quella percepita emotivamente, a dimostrare – questa è la convinzione – che non ci sia una provata emergenza: “Dai dati Istat – ancora Balestri – emerge che mediamente ogni anno vi sia l’1 per cento circa di mortalità in relazione alla popolazione italiana. Nel 2019, a fronte di una popolazione di circa 60 milioni e mezzo di abitanti, vi sono stati 647mila morti con la conseguenza che ogni mese vi sarebbe stato il decesso di circa 53.900 persone. Nel 1956 e 1957, anni dell’influenza asiatica, a fronte di una popolazione di circa 49 milioni di abitanti vi furono 484mila morti, pari allo 0,9 per cento. Secondo l’Istat, nel primo trimestre 2020, il numero totale dei morti è in linea con gli anni precedenti, anzi vi sarebbe qualche diminuzione. Secondo i dati forniti dalla Protezione civile, all’attualità i morti sarebbero 20.465 con un’età media di 78 anni, di cui il 61 per cento con tre o più patologie pregresse, il 20,7 con due patologie pregresse, il 14,8 con una patologia; solo il 3,5 per cento non avrebbe avuto pregressi. Quindi i morti per Covid-19 sarebbero 716, lo 0,0011 per cento della popolazione contro lo 0,26 che lo avrebbe contratto. Tali numeri – conclude il presidente della Camera civile degli avvocati di Prato – non sembrano essere adeguatamente valutati ai fini di effettuare il contemperamento degli interessi della nazione”.

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