CAPORALATO IN EDILIZIA, PRIMA SENTENZA DEFINITIVA IN TOSCANA

Prato Nadia Tarantino 12 Aprile 2022 233 Nessun commento

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Il loro compito era quello di accompagnare, gestire e sorvegliare gli operai sfruttati affinché lavorassero secondo gli ordini, senza perdere tempo e senza fare storie. I due, Gamal Eid Sayed Ahmed e Emad Ibrahim Nabham Mohamed, egiziani di 32 e 45 anni, arrestati nel 2020 con altre 9 persone nell’ambito dell’inchiesta ‘Cemento nero’ del sostituto procuratore della Repubblica di Prato Lorenzo Gestri, sono i primi ad essere stati condannati in via definitiva per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro nel settore edile. La Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal loro avvocato e ha confermato la condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione patteggiata con il tribunale di Prato. Si tratta della prima sentenza della Corte di Cassazione relativa al caporalato nell’edilizia in Toscana.
I due egiziani erano tra i caporali della sessantina di operai, molti dei quali clandestini, costretti a turni di lavoro lunghissimi in cambio di uno stipendio da fame. Il sostituto Gestri, attraverso le indagini della Squadra mobile di Firenze, ricostruì un sistema di caporalato organizzato tanto che agli 11 arrestati – tra loro l’imprenditore calabrese Vincenzo Marchio per il quale l’accusa ha chiesto una condanna a 7 anni di reclusione – fu contestata l’associazione per delinquere finalizzata, a vario titolo, al reclutamento e allo sfruttamento di manodopera, favoreggiamento della permanenza in Italia di clandestini al fine di trarne ingiusto profitto e impiego di manodopera clandestina. Due le imprese edili finite nell’inchiesta: la Eurocostruzioni 75 di Marchio e la Novaedil dei fratelli egiziani Said e Sabri Mohamed. Le indagini, fatte di intercettazioni telefoniche, pedinamenti, telecamere nascoste, puntarono in particolare su una trentina di cantieri nelle province di Prato, Firenze e Pistoia e un paio anche fuori Toscana, uno dei quali relativo ad un appalto pubblico. In tutti – ricostruirono gli investigatori – c’erano caporali e sottocaporali che controllavano gli operai dopo averli prelevati all’alba nei punti di incontro e portati sul posto di lavoro dove, per una decina di euro l’ora, facevano i muratori e i manovali finché ce n’era bisogno. Agli operai che non avevano una casa, sempre stando all’inchiesta, era garantito anche l’alloggio il cui costo veniva trattenuto dallo stipendio così come venivano trattenuti i soldi per il pagamento dei contributi che però non sempre sarebbero stati versati. A mettere in moto il lavoro degli investigatori fu la Cgil di Firenze a cui chiese aiuto in operaio egiziano. Il suo resoconto bastò per mettere in piedi l’inchiesta ‘Cemento nero’ che, ancora oggi, è tra le più importanti portate avanti dalla procura di Prato.
Il destino giudiziario degli imputati ha preso vie diverse in sede di udienza preliminare: c’è chi ha scelto il rito ordinario, chi il rito abbreviato e chi ha patteggiato. Intanto il primo sigillo della Cassazione è arrivato e da quelle condanne non si torna indietro.

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