CHINA TRUCK, AL VIA PRIMO PROCESSO A MAFIA CINESE

Prato Nadia Tarantino 15 Febbraio 2022 135 Nessun commento

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L’attività principale dell’organizzazione mafiosa era il controllo delle merci in circolazione in mezza Europa e riconducibili, per provenienza o per destinazione, alle aziende cinesi; accanto a questo, una serie di altri interessi: droga e prostituzione, gioco d’azzardo, usura, estorsione, immigrazione clandestina e illeciti fiscali e tributari. Prende il via domani, mercoledì 16 febbraio, il processo – il primo per mafia cinese a Prato – scaturito dall’inchiesta China truck che nel 2018, dopo una complessa indagine coordinata dalla Dda di Firenze e condotta della Squadra mobile di Prato, diretta dall’allora capo Francesco Nannucci, portò all’arresto di 49 persone e alla denuncia di un’altra settantina.
Cinquantacinque gli imputati che compariranno davanti ai giudici e al pubblico ministero di Firenze Eligio Paolini per rispondere, a vario titolo di una serie di reati tra i quali l’associazione per delinquere anche di stampo mafioso. Si tratta del ‘processo madre’ che affianca quello, già in corso, frutto di una trentina di posizioni stralciate per svariati motivi.
Grande attesa per l’apertura del processo che già ora è appeso a mille incognite dovute alle notifiche – sono tanti gli imputati ed è sufficiente un solo difetto per far saltare tutto – e alla barriera linguistica con l’impiego di interpreti che devono tradurre non solo il cinese ma, se ce ne sarà bisogno, anche i dialetti. Non una banalità: tanti i processi, in passato, che hanno subìto stop più o meno lunghi a causa della difficoltà a rendere comprensibile a tutti ogni singolo passaggio svolto in aula.
Tra le parti civili è stato ammesso anche il ministero dell’Economia. Al dibattimento si arriva dopo un percorso ad ostacoli: il Riesame prima e la Cassazione poi bocciarono l’associazione mafiosa, poi tornata tra le contestazioni in seguito ad ulteriori elementi di accusa e rimasta in piedi fino all’udienza preliminare e al rinvio a giudizio.
Imputato principale del processo di domani è Zhang Nai Zong, imprenditore di 62 anni, ritenuto il capo dell’organizzazione, anzi, per usare le parole degli investigatori, “il capo dei capi” (avvocato Melissa Stefanacci). Secondo l’accusa, sarebbe stato lui a muovere i fili dell’organizzazione che, dalle sue basi a Prato, Firenze e Roma, regolava il trasferimento delle merci cinesi tramite il controllo delle ditte di trasporto. Un segmento economico tanto redditizio da scatenare, nel 2011, una guerra per l’accaparramento del territorio: spedizionieri e aziende sotto scacco, cinesi contro cinesi in un affronto senza esclusione di colpi e con almeno due omicidi che, di fatto, dettero il via a una lunga e difficile indagine che ha scoperchiato un pentolone pieno di altre attività illecite.
Il sodalizio mafioso esercitava una pressione intimidatoria tale da creare condizioni di assoggettamento e di omertà, requisiti che, quando rintracciati, consentono, come in questo caso, di contestare il vincolo mafioso.
Italiani 7 dei 55 imputati: un settantenne di Campi Bisenzio deve rispondere di concorso nella gestione di una casa di prostituzione; un pratese di 52 anni è accusato di aver reso dichiarazioni false alla questura allo scopo di far ottenere il permesso di soggiorno ad un cinese; altri, residenti tra Milano e Roma, sono imputati di aver fatto da prestanome ad imprenditori cinesi per evitare eventuali interferenze del fisco.

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