COMMERCIO E TURISMO, A PRATO IN 2.200 PERDERANNO IL LAVORO

Prato Alessandra Agrati 26 Marzo 2021 69 Nessun commento

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Nel quarto trimestre del 2020 persi 500 posti di lavoro nel settore del commercio e ristorazione e 2.200 sono a rischio per l’anno in corso, e ancora da aprile 2020 a febbraio 2021 nel commercio all’ingrosso, al dettaglio, nei pubblici esercizi e negli alberghi sono state utilizzate 2milioni e 400mila ore di cassa integrazione in deroga, rispetto alle zero del 2019.
A dirlo un’indagine condotta da Confcommercio Prato Pistoia su 500 aziende dove, partendo dai dati Inps sull’anno della pandemia, si cerca di fare una previsione sull’ andamento del mercato del lavoro quando le attività riprenderanno.
Gli avviamenti al lavoro nel 4 trimestre 2020 nel commercio sono stati 1.077, l’11% in meno rispetto all’anno precedente, nelle strutture ricettive 436 (- 46%), la perdita totale è del 25%. Le casse integrazioni in deroga hanno avuto un picco ad aprile 2020 per poi scendere durante l’estate e risalire leggermente in autunno. I primi due mesi del 2021, segnano un decremento, ma non per la ripresa del lavoro ma perché molti contratti a tempo determinato non sono stati rinnovati e quindi le aziende hanno meno personale. Al 31 Dicembre i dipendenti delle attività di ristorazione e degli alberghi registrati in Camera di Commercio erano oltre 5.100, mentre quelli impiegati nel commercio all’ingrosso e al dettaglio erano con circa 10mila.
Se il quadro dell’ anno scorso era drammatico, anche quello per il 2021, secondo gli imprenditori intervistati, non migliora. Per le aziende del terziario che occupano da 1 a 6 dipendenti (72% del campione) il 48% non dovrà licenziare, il 47% pensa di dove rinucnciare a1 o 2 dipendenti, mentre il 5% dovrà sacrificare tra i 3 e i 4 lavoratori. Per le imprese con oltre 6 dipendenti il 59% prevede di licenziare tra le 3 e 4 persone, il 20% oltre 5 e il 21% nessuna. Per quanto riguarda il commercio all’ ingrosso e al dettaglio, mantenendo sempre la stessa suddivisione, il 67% non prevede licenziamenti e il restante 33% pensa di dover licenziare da 1 a 4 dipendenti. Per le imprese più strutturate il 91% dovrà fare a meno di oltre 5 lavoratori, il 9% da 1 a 4.
”A questi dati – spiega Tiziano Tempestini direttore di Confcomemrcio – vanno aggiunti i 500 posti di lavoro già persi nel corso del 2020 per il mancato rinnovo e tutti quelli a chiamata o stagionali che comunque non verranno attivati. I dati sulla cassa integrazione sono sicuramente maggiori perché spesso gli imprenditori hanno pagato le ferie ai dipendenti per garantire loro uno stipendio”.
L’indagine è stata condotta nel mese di marzo anche con l’intento di scattare una fotografia del settore da cui partire per chiedere interventi al governo, ma anche all’ amministrazione comunale: “Non si tratta solo delle sorte delle aziende- spiega Tommaso Gei presidente Fipe- ma anche dei nostri dipendenti, la strategia di continue aperture e chiusure è stata deleteria anche perché quando si ripartirà non sarà a pieno regime. Non servono solo ristori ma anche aiuti concreti per ripartire”.

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