CONFISCA PATRIMONIO FAMIGLIE ROM, MOTIVAZIONI CASSAZIONE

Prato Nadia Tarantino 31 Marzo 2020 58 Nessun commento

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Ricchezze accumulate commettendo furti, rapine, estorsioni, ricettazioni. Conti correnti e libretti di risparmio alimentati negli anni pur in assenza di dichiarazioni dei redditi o di lavori stabili e provati. Riempiono 26 pagine le motivazioni per le quali la Cassazione ha confermato la confisca del patrimonio – il valore sfiora i due milioni e mezzo di euro – a dodici componenti delle famiglie Halilovic e Ahmetovic. I giudici di terzo grado hanno ripercorso le ’carriere criminali’ di ciascuno elencando i reati commessi e ancorandoli alla montagna di soldi in parte investiti in immobili, polizze vita e titoli, in parte versati su conti bancari e postali. L’inchiesta della procura di Prato risale al 2017. Furono i sostituti Lorenzo Gestri e Antonio Sangermano a coordinare le complesse indagini della guardia di finanza che scavò ovunque pur di trovare ’il tesoro’.
Come sostenuto prima dalla procura e dopo dalla Corte d’Appello di Firenze (in primo grado il tribunale di Prato aveva rigettato la richiesta di confisca), la Corte di Cassazione ha confermato che sussistono le ragioni che richiamano il principio secondo il quale “le condotte criminose devono essere state fonte di profitti illeciti in quantità ragionevolmente congruente rispetto al valore dei beni che si intendono confiscare e la cui origine non trovi altra giustificazione”. Un principio, dicono i giudici di terzo grado, che regge la tesi accusatoria che ha fatto presumere che sia “molto più probabile che i beni siano frutto di condotte criminose piuttosto che di altre attività”.
La Suprema corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dagli avvocati Nicolosi, Denaro, Bertei, Magni, Terranova, Simoncelli, Dottore Giachino che reclamavano il fatto che non si sia tenuto conto delle attività lavorative svolte da alcuni degli assistiti e della provenienza, in altri casi, dei soldi utilizzati per acquistare gli immobili. Ad esempio, qualche casa è stata acquistata con soldi in prestito, qualche deposito è stato arricchito con l’indennizzo di un incidente stradale, mentre qualche bene è stato comprato con il guadagno della raccolta del ferro e con altri lavori leciti. E ancora: gli avvocati hanno sottolineato come si tratti di reati risalenti nel tempo e, dunque, non direttamente collegabili agli incrementi patrimoniali contestati. Posizioni che non hanno convinto i giudici di Cassazione che hanno risposto con elenchi lunghissimi di reati, di condanne e di carichi pendenti collezionati dalle due famiglie anche in tempi più recenti. Il più ricco, uno degli Ahmetovic, aveva assieme ai suoi familiari un patrimonio di un milione 800mila euro e “plurime condanne per furto, ricettazione, tentato furto, porto di arnesi da scasso, sfruttamento di minori per l’accattonaggio, tentata estorsione, rapina, minacce, evasione; la sua convivente è ’titolare’ di 28 condanne per reati contro il patrimonio. Per i giudici, difficile pensare che ciò non sia collegato al giroconto di 445mila euro, alla polizia assicurativa di 660mila euro, alla polizza vita di 250mila o alla villa da 550mila euro trovati nelle loro disponibilità.
Ricchezze, insomma, conseguite attraverso i reati commessi e in linea con la rispondenza temporale tra gli illeciti e la loro acquisizione. Tra i reclami avanzati dai difensori, anche uno specifico sulle dichiarazioni dei redditi inesistenti: “Se anche ci sono somme non dichiarate al fisco – il senso del ragionamento – si sottragga quanto eventualmente dovuto anziché confiscare tutto”. Niente da fare: case, terreni, investimenti e risparmi passano allo Stato. Nelle mani degli Halilovic e Ahmetovic resta quello che sono riusciti a prelevare dai loro conti nel periodo trascorso tra l’esecuzione del sequestro e il blocco vero e proprio di tutte le disponibilità.

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