CORONAVIRUS, CRISI NERA PER ATTIVITÀ ITALIANE E CINESI

Prato Eleonora Barbieri 2 Marzo 2020 74 Nessun commento

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Le aziende cinesi di Prato sono pronte a chiudere le loro attività per almeno una settimana, a causa dell’emergenza coronavirus. Dietro la decisione, c’è la paura del contagio ma anche ragioni di natura economica, visto che gli affari per alcune categorie, in primis quelle legate alla ristorazione ma anche per i pronto Moda, sono fortemente rallentati. La voce della serrata collettiva sta girando da giorni sui social più usati dai cittadini cinesi, a partire da WeChat, ed è confermata dal consigliere comunale Marco Wong, ma non è chiaro se sia frutto di un’indicazione arrivata dall’alto. Dopo la chiusura dei ristoranti orientali, quindi, a breve il Macrolotto 1 che in genere pullula di compratori provenienti da tutta Europa, si trasformerà in un deserto. Non va meglio alle attività italiane. Questo pomeriggio categorie economiche e sociali hanno incontrato il sindaco Matteo Biffoni e l’assessore alle attività produttive Benedetta Squittieri per fare il punto sui danni economici che questa emergenza sanitaria sta provocando anche in città. Il primo a essere colpito è il settore turistico. Le disdette di febbraio, marzo e aprile nei sette alberghi pratesi 4 stelle di Federalberghi si traducono in mancate entrate per 800mila euro. Cifre a cui vanno aggiunte anche le mancate prenotazioni. Il distretto tessile presenta già i primi preoccupanti segni di rallentamento che a breve si tradurranno in un blocco della produzione se il contesto nazionale e internazionale resterà l’attuale. Stop alla produzione significa anche personale a casa. I più fortunati tutelati da ferie e ammortizzatori sociali, i precari senza lavoro. Duplice la richiesta al Comune di Prato. Da una parte che si faccia portavoce si tavoli regionali e nazionali di forme di tutela adeguate alle esigenze del distretto, dall’altra la possibilità di rinviare le scadenze dei tributi comunali o di ridurne la portata. “Lavoreremo a stretto contatto con tutte le parti della città sia per recepirne difficoltà e proposte, sia per poter essere efficaci nelle richieste verso gli organi regionali e statali, consapevoli che quello che sta accadendo potrebbero avere strascichi anche nei prossimi mesi – sottolinea il sindaco Matteo Biffoni -. Oggi c’è preoccupazione per il settore ricettivo, ma anche per il manifatturiero dove tra qualche tempo si vedranno le reali conseguenze sugli ordini. Siamo pronti a valutare da un punto di vista tecnico, anche insieme agli altri Comuni, la possibilità di posticipare il pagamento di qualche tassa comunale se questo può dare respiro alle imprese”. Su questo fronte infatti il Comune di Prato ha già la Cosap pari a zero euro, mentre l’Imu viene riscossa per lo Stato e quindi non può esserci autonomia di decisione, mentre su un posticipo del pagamento della Tari potrà essere fatta una valutazione insieme agli altri territori dell’area. Corretta informazione, marketing territoriale e una buona immagine all’esterno sono le richieste provenienti anche da Reteimprese perché non ci sia un cambiamento delle abitudini al consumo legate solo alla paura. Le conseguenze sull’occupazione non preoccupano nell’immediato, ma in prospettiva se la criticità dovesse protrarsi. Per questo i sindacati suggeriscono richieste mirate al Governo, con modalità di intervento che tengano conto delle necessità delle piccole e micro imprese che non possono accedere a strumenti come la cassa integrazione in deroga. “Abbiamo deciso che il tavolo di lavoro si riunirà con cadenza settimanale, per attivare il monitoraggio costante sui numeri e i casi di eventuale difficoltà, per poter intervenire sul breve e medio termine – sottolinea l’assessore Squittieri -. Il Comune deve tenere conto di tutti gli interventi possibili e sostenibili per il nostro territorio. Quello che è certo è che Prato non si è mai fermata e affronterà unita ogni intervento necessario”.

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