CRONACA: CENTINAIA DI BRACCIANTI A NERO SCOPERTI IN MAREMMA

Grosseto Toscana TV 4 Maggio 2022 79 Nessun commento

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Il primo maggio è appena passato, ma già si torna a parlare di sfruttamento sul lavoro in Toscana. Con una inchiesta iniziata nel luglio del 2019, infatti, la guardia di finanza di piombino, coordinata dalla procura di Livorno, ha portato alla luce un presunto giro di lavoro nero e sfruttamento. Nel mirino degli investigatori sono finite 3 aziende agricole della Costa degli Etruschi, in Maremma, tra Livorno e Grosseto, che  avrebbero impiegato centinaia di lavoratori, italiani e stranieri, in ‘nero’, per 15/16 ore di media al giorno con una paga di 2,5 euro l’ora. Anche le ferie erano difficilmente concesse, non retribuite e spesso oggetto di ricatto di licenziamento. Così sono scattati gli avvisi di garanzia per i tre imprenditori, con accuse di reati che vanno dall’Intermediazione illecita allo sfruttamento del lavoro.

I tre imprenditori, spiegano le fiamme gialle in una nota, ricevuti gli avvisi di garanzia, “hanno immediatamente proceduto al pagamento delle sanzioni amministrative nel frattempo già contestate da Gdf e Inps, versando nelle casse dell’Erario circa 5.800.000 euro”. E proprio dalle violazioni amministrative si deduce l’entità del fatto: illeciti riscontrati in 854 rapporti di impiego, 571 maxi sanzioni per lavoratori completamente in nero e altre 283 per registrazioni errate sul libro unico del lavoro.

Oltre – si legge – ad impiegare i braccianti senza “contratto né copertura previdenziale e assicurativa”, i titolari avrebbero inoltre “costretto diversi di loro, per lo più stranieri, a vivere in affitto in un casolare abusivo sugli stessi terreni delle aziende agricole, in condizioni igienico-sanitarie precarie”, senza riscaldamento e allaccio alla rete idrica e senza acqua potabile, con il costo dell’affitto decurtato dalla paga.   

Le indagini, infine, hanno riguardato anche contributi ottenuti dall’Unione europea, tramite il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale: sarebbero emerse “numerose irregolarità che gli indagati avrebbero commesso simulando il possesso dei requisiti previsti”. Insieme ad una quarta azienda agricola loro complice, infatti, gli imprenditori avrebbero prodotto finti contratti di affitto di terreni agricoli. Dal fondo europeo sarebbero arrivati circa 150mila euro, usati poi impropriamente per pagare i braccianti, e da qui l’ulteriore denuncia per truffa aggravata ai danni dello stato e dell’unione europea.

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