DIFETTI DI NOTIFICA, PROCESSO A MAFIA CINESE: ALTRO RINVIO

Prato Nadia Tarantino 11 Novembre 2022 63 Nessun commento

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La catena di imprevisti non finisce per il processo China truck. Anche oggi, venerdì 11 novembre, l’udienza è stata aperta e subito rinviata dal tribunale di Prato. Stavolta il problema è stato il difetto di notifica ad alcuni dei quarantadue imputati, in larga maggioranza cinesi, finiti alla sbarra con l’accusa di aver fatto parte di un sodalizio mafioso che dettava legge nella comunità cinese. Se ne riparlerà il 10 marzo 2023. Uno slittamento di quattro mesi dopo che lo scorso 23 settembre tutto era stato rinviato a oggi perché i cinquantasei faldoni che costituiscono il fascicolo penale non si trovavano. Stamani i faldoni, nel frattempo recuperati, erano tutti in fila ma i giudici hanno dovuto interrompere i lavori per via di alcune notifiche. Non c’è pace, insomma: il processo che per la prima volta porta a dibattimento l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso a carico di cittadini cinesi, proprio non trova la via dell’inizio.
Di China truck si parlò la prima volta a gennaio del 2018 quando l’indagine della Dda di Firenze e della Squadra mobile di Prato, all’epoca diretta da Francesco Nannucci, fu convertita in una valanga di arresti, di denunce, di perquisizioni e di sequestri. Gli investigatori smantellarono l’organizzazione, con base a Prato, che – sostiene l’accusa – controllava il traffico delle merci in partenza e in arrivo alle aziende cinesi di mezza Europa imponendo agli imprenditori le ditte di trasporto delle quali servirsi. Lungo l’elenco delle contestazioni mosse, a vario titolo, nei confronti degli appartenenti all’organizzazione: estorsione, usura, spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione, gioco d’azzardo.
Un’indagine complessa e lunga, ma il procedimento giudiziario rischia di esserlo altrettanto perché quando ci sarà l’udienza di marzo, tappa che servirà a introdurre le questioni preliminari, saranno già passati tredici mesi dalla prima messa in calendario.
E’ invece arrivata a sentenza la costola di China truck, vale a dire il processo con rito immediato ai sei imputati che erano ancora sottoposti a misura cautelare: lo scorso settembre il tribunale ha pronunciato due condanne a 8 e a 6 anni di reclusione, mentre il resto è finito in prescrizioni e assoluzioni, tra le quali quella di Zhang Nai Zong (avvocati Melissa Stefanacci e Michele Monaco), definito nell’ordinanza di custodia cautelare “il capo dei capi”.

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