ESAMI SANGUE SENZA TICKET, PROCURA CHIEDE PROCESSO PER 29

Prato Nadia Tarantino 30 Settembre 2021 126 Nessun commento

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Analisi del sangue ad amici e parenti senza pagare il ticket sanitario. Dei 44 tra medici, infermieri e tecnici di laboratorio dell’ospedale Santo Stefano finiti sul registro delle notizie di reato, sono 29 quelli per i quali la procura di Prato ha chiesto il rinvio a giudizio. L’accusa è la stessa per tutti: truffa aggravata. A più di tre anni dall’avvio dell’inchiesta dei sostituti Lorenzo Boscagli e Lorenzo Gestri sulla ‘parentopoli’ e ‘amicopoli’ – questa la definizione del procuratore, Giuseppe Nicolosi – la vicenda approda davanti al giudice delle udienze preliminari. La data è stata già fissata: 21 aprile 2022. Del lungo elenco di imputati (avvocati, tra gli altri, Febbo, Denaro, Ciappi, Rocca, Malerba), non fa più parte Patrizia Casprini, ex direttore del Dipartimento di medicina di laboratorio, anche lei indagata per truffa; la sua posizione è stata stralciata dopo la richiesta di accedere all’istituto della ‘messa alla prova’ che consiste nello svolgimento di un lavoro di pubblica utilità (a titolo gratuito, ovviamente) per poi ottenere l’estinzione del reato. I legali della dottoressa hanno predisposto un progetto di lavoro socialmente utile nel campo della vaccinazione anticovid.
Lungo e complesso il lavoro dei magistrati che, insieme ad un consulente incaricato di vagliare l’enorme mole di documenti sequestrati in ospedale, hanno dovuto ricostruire il sistema di favori ad amici e parenti. Almeno un migliaio le provette di sangue che, tra il 2015 e il 2017, sarebbero arrivate al laboratorio dell’ospedale senza che vi fossero a monte i passaggi previsti dalla procedura: accettazione, assegnazione del codice a barre e, soprattutto, pagamento del ticket. A nessuno è contestato un arricchimento personale: non si sarebbe trattato di favori fatti da medici, infermieri e tecnici in cambio di denaro o regali, ma solo di un risparmio per il paziente che, forte dell’aggancio giusto in ospedale, faceva a meno di sborsare qualche decina di euro. In ogni caso, un danno per le casse pubbliche.
Ad originare l’inchiesta fu la controversia, finita davanti al giudice, che costò all’ex direttore Patrizia Casprini un’ammenda di 200 euro per percosse ad una sottoposta al temine di una discussione legata all’esame di una provetta priva del codice a barre. La ragione della lite diventò, insomma, oggetto di inchiesta.
Un’inchiesta che quasi certamente finirà contro il muro della prescrizione. Il reato di truffa aggravata si prescrive in 7 anni e mezzo e le contestazioni mosse dalla procura risalgono in qualche caso al 2015, altre agli anni successivi e comunque non più tardi del 2017. Quando si aprirà l’udienza preliminare saranno già passati, dai fatti più vecchi, 7 anni e questo vuol dire che non si celebrerà neppure il processo di primo grado.

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