FALLIMENTO GRASSI, NOVE RICHIESTE DI RINVIO A GIUDIZIO

Prato Nadia Tarantino 6 Luglio 2021 211 Nessun commento

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Sono nove le richieste di rinvio a giudizio firmate dai sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli per il fallimento della Grassi snc, la società costituita nel 2011 per raggruppare le imprese dell’ex Gruppo Grassi, per decenni uno dei più solidi del settore edile. L’accusa è bancarotta fraudolenta con un passivo che ammonta a una trentina di milioni. Nell’elenco figurano i fratelli Sandro, Marco e Morena Grassi, insieme a sei professionisti – avvocati, commercialisti e periti – che hanno avuto un ruolo nella vita e nei conti della società.
La Grassi snc è stata dichiarata fallita dal tribunale di Prato a luglio 2018, dopo sette anni di concordato durante i quali gli ex operai, creditori privilegiati, hanno chiesto più volte e a voce alta il pagamento delle loro spettanze, circa 650mila euro in tutto. E sono state proprio le proteste delle ex maestranze a mettere in moto la richiesta di fallimento avanzata dalla procura dalla quale, poi, è scaturita l’inchiesta per bancarotta fraudolenta.
Carte alla mano, è stato ricostruito il complesso percorso economico e finanziario delle società dell’ex Gruppo Grassi. I magistrati contestano ai fratelli Marco e Morena, nella loro qualità di membri del consiglio di amministrazione della Impresa Grassi Moreno srl e di amministratori delegati della Grassi srl, e all’altro fratello, Sandro, in veste di amministratore di fatto e socio delle due società poi conferite nella Grassi snc insieme a Grassi Servizi srl e Autotrasporti Grassi Giorgio srl, di aver provocato il dissesto, che poi ha portato al fallimento, attraverso una serie di interventi sui bilanci del periodo 2004-2008. Le cifre in ballo sono altissime, in diversi casi si parla di milioni. La convinzione dei pubblici ministeri Gestri e Boscagli è che le manovre sui bilanci siano servite a indurre in errore i creditori sul reale stato di salute economico, patrimoniale e finanziario delle società il cui deficit, se non ci fossero stati interventi, sarebbe emerso già tra il 2003 e il 2005.
L’accusa fa riferimento, a vario titolo, a ricavi occultati, omessa contabilizzazione, distruzione di documenti fiscali e di trasporto, canale parallelo di contabilità per sgonfiare l’attivo destinato ai creditori, perizie del patrimonio immobiliare sopravvalutate, Durc falsi, mancato pagamento di contributi previdenziali, ritenuti fiscali e stipendi. Operazioni che, è il convincimento della procura, avrebbero indotto in errore la sezione fallimentare del tribunale relativamente al concordato preventivo da cui scaturì la Castelnuovo Lavori, di fatto gestita dalla famiglia Grassi che avrebbe continuato l’attività utilizzando i beni della società fallita senza corrispondere affitto.
Ai professionisti viene addebitata la colpa di avere contribuito al dissesto, in concorso con i fratelli Grassi.

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