FALLIMENTO GRASSI SNC, 2 FRATELLI PATTEGGIANO LA BANCAROTTA

Prato Nadia Tarantino 15 Luglio 2022 185 Nessun commento

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Due condanne, cinque rinvii a giudizio e due proscioglimenti: esce dall’udienza preliminare con questo bilancio l’inchiesta dei sostituti Lorenzo Boscagli e Lorenzo Gestri sul fallimento della Grassi snc, società nata nel 2011 per accorpare le imprese dell’omonimo gruppo, per decenni gigante dell’edilizia pratese, e accedere al concordato preventivo in continuità aziendale. Sono fuori dal processo i fratelli Marco e Sandro Grassi, imputati come tutti gli altri di concorso in bancarotta fraudolenta: entrambi hanno patteggiato due anni di reclusione e 6 mesi di lavori socialmente utili; sul piatto anche una somma di denaro e l’impegno ad un intervento di bonifica e di smaltimento dei rifiuti di una delle proprietà passate sotto la gestione della curatela fallimentare che – raggiunto l’accordo per il risarcimento – ha rinunciato a costituirsi parte civile.
Rinviati a giudizio Morena Grassi e con lei quattro professionisti. A processo il commercialista Fabrizio Franchi, nella sua qualità di commissario giudiziale, il geometra Vittorio Leone nella qualità di perito che ha stimato il patrimonio immobiliare di Grassi, e gli avvocati Massimo Nistri e Leonardo Ciappi, legali delle imprese del Gruppo Grassi, finiti nel mirino per una maxinotula attraverso la quale – è la tesi dell’accusa – avrebbero vantato un credito finalizzato a votare a favore del concordato preventivo. Nei confronti di tutti e cinque gli imputati si sono costituiti parte civile sia la curatela fallimentare che gli ex dipendenti.
Prosciolti, infine, la commercialista Laura Germinara, nominata commissario giudiziale assieme al collega Franchi, e il geometra Alfonso Fornasini: la ricostruzione dei pm non ha retto l’esame del giudice delle indagini preliminari.
Il fallimento della Grassi snc fu chiesto nel 2018 dalla procura che non rimase sorda ai cortei, alle proteste e ai sit-in delle ex maestranze che denunciavano di non avere mai visto un soldo dei 650mila euro di stipendi arretrati nonostante il concordato preventivo, che all’epoca durava già da sette anni, prevedesse la progressiva riduzione del debito e, dunque, il soddisfacimento dei creditori.
All’indomani della dichiarazione di fallimento, l’avvio dell’inchiesta. Un’inchiesta particolarmente delicata e complessa non soltanto per l’ammontare del dissesto – una trentina di milioni – ma anche per la rete di imprenditori, professionisti, consulenti e società che, a vario titolo, erano entrati nell’orbita della Grassi snc.
Complicata la ricostruzione della sfera economica e finanziaria e della veridicità dei bilanci che, stando all’accusa, mostravano segni di cedimento già nel periodo 2003-2005, tanto che ai Grassi è stato contestato di aver compiuto manovre sui conti per indurre in errore i creditori facendo apparire in salute l’intero quadro.
Lente di ingrandimento puntata, ovviamente, sul concordato preventivo in riferimento al quale, le carte dell’inchiesta, parlano di una “serie organizzata di abusi e di infedeltà” che avrebbero indotto in errore la sezione fallimentare del tribunale di Prato. Dal concordato nacque la Castelnuovo Lavori, “azienda di fatto gestita dalla famiglia Grassi – sostiene l’accusa – attraverso l’utilizzo dei bene delle precedenti aziende senza corrispondere denaro e senza assicurare l’estinzione delle passività sociali esistenti al momento dell’approvazione del concordato e di quelle murate durante la continuità aziendale”. Continuità azienda, per semplificare, che non solo non ha riparato il dissesto ma lo avrebbe aggravato.
Il processo si aprirà il 6 febbraio 2023.

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