FIGLIO DA 14ENNE, APPELLO CONDANNA DONNA E ASSOLVE MARITO

Prato Nadia Tarantino 17 Maggio 2022 185 Nessun commento

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Condannata anche in secondo grado la donna di 34 anni, pratese, che, nel 2018, partorì il figlio avuto dal ragazzino, all’epoca quattordicenne, anche lui di Prato, a cui dava ripetizioni di inglese per prepararlo all’esame di terza media. I giudici dell’Appello hanno confermato le accuse di atti sessuali e violenza sessuale per induzione su minore e cancellato quella di violazione di domicilio portando la condanna dai 6 anni e mezzo inflitti in primo grado a 6 anni 5 mesi e 15 giorni. Assolto il marito, 35 anni, condannato in primo grado a un anno e 8 mesi per alterazione dello stato civile. Secondo i giudici del tribunale di Prato che recepirono in pieno il convincimento della procura, l’uomo sapeva di non essere il padre naturale del bambino quando all’anagrafe lo registrò con il suo cognome; di diverso avviso la Corte d’appello che ha creduto nella buona fede dell’uomo. La procura generale ha chiesto un aggravio della pena per l’imputata: tre mesi in più di quanto ricevuto nel primo grado di giudizio.
La sentenza è arrivata nel primo pomeriggio di oggi, martedì 17 maggio. In aula, accanto agli avvocati Mattia Alfano e Massimo Nistri, marito e moglie. Già annunciato il ricorso in Cassazione.
Alle parti civili – padre e madre del giovane babbo e quest’ultimo, nel frattempo diventato maggiorenne, tutti assistiti dall’avvocato Roberta Roviello – l’Appello ha riconosciuto un più consistente risarcimento in via provvisionale: 30mila euro al ragazzo, 10mila ciascuno ai suoi genitori per un totale di 50mila euro anziché i 15mila complessivi stabiliti dal tribunale di Prato.
La vicenda venne a galla a marzo del 2020: marito e moglie finirono sul registro delle notizie di reato (la donna, successivamente, anche agli arresti domiciliari) dopo la denuncia della madre del ragazzino che ad un certo punto, schiacciato da un peso troppo grande per i suoi pochi anni, raccontò tutto. Disse in che cosa si trasformavano le ripetizioni di inglese, parlò dei rapporti con la donna, raccontò le pressioni che riceveva affinché non interrompesse la frequentazione perché, se ciò fosse successo, tutti sarebbero venuti a sapere del bambino. Un racconto che i genitori del ragazzo non avrebbero mai voluto ascoltare, che credevano un bluff, un ricatto, ma che, nel giro di poche ore, trovò conferma non solo nelle decine e decine di messaggi dal contenuto inequivocabile scambiati nel tempo tra il giovane e la donna ma anche nell’esame del dna a cui il bambino, che oggi ha quasi quattro anni, fu sottoposto.
“Uno sconquasso per un ragazzo di appena 14 anni – il commento dell’avvocato Roviello – una situazione difficile per lui e per la sua famiglia. Accogliamo positivamente la sentenza e la decisione dei giudici di attribuire un risarcimento più confacente ai fatti. Nulla da commentare sull’assoluzione: nulla contro l’uomo tanto che la costituzione di parte civile non lo ha riguardato”.
Nel corso dell’inchiesta, la trentaquattrenne è stata sottoposta ad una perizia psichiatrica (dottor Renato Ariatti, lo stesso medico chiamato a valutare le condizioni psichiche di Anna Maria Franzoni, la mamma di Cogne condanna per l’omicidio del figlio) che ha concluso per la capacità di intendere e di volere.

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