FIORENTINA DICE NO ALLO STADIO ALLA MERCAFIR

Firenze Chiara Valentini 5 Marzo 2020 58 Nessun commento

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La Fiorentina non parteciperà al bando per lo stadio nell’area Mercafir. Possiamo dire che fosse già chiaro ma la lettera che Commisso ha scritto oggi “alla famiglia viola” pubblicata sul sito del club, ufficializza definitivamente sia la scelta che i motivi che si possono riassumere nel fatto che non sono state garantite le condizioni richieste (velocità e costi ragionevoli). Commisso è particolarmente duro con l’amministrazione comunale. “Sebbene apprezziamo fortemente gli sforzi profusi dal Sindaco Dario Nardella relativamente al progetto Mercafir – scrive – per il raggiungimento dei nostri obiettivi a breve termine necessitiamo che le Istituzioni si dimostrino più collaborative e flessibili, che ci forniscano ulteriori opzioni circa le aree di costruzione dell’impianto, e necessitiamo anche che siano in grado di prendere decisioni molto più rapidamente di quanto non sia stato fatto sino ad oggi se vogliamo completare la costruzione del nuovo stadio in tempi ragionevoli”. Il patron viola ricorda anche che la sua prima scelta sarebbe stata il Franchi. E sembra non andargli proprio giù che non si possano rifare le curva, come impone la soprintendenza. Non si può perché sono monumenti vincolati? Commisso chiede (a Comune, regione ma anche al Parlamento evidentemente) la revisione o la reinterpretazione della legge sui Monumenti, al fine di garantire maggiore flessibilità nel caso di uno stadio costruito 90 anni fa, a maggior ragione qualora la ristrutturazione ne preservi le principali peculiarità architettoniche (purtroppo, è un problema riscontrato anche nel caso di altri impianti sportivi italiani fatiscenti, lasciati in abbandono perché è impossibile donare loro nuova vita) scrive Commisso.
Una lettera amareggiata e dura quella di Commisso, scritta dagli Stati Uniti, in cui non si fa cenno all’ipotesi campi. Ma dalla quale emerge tutta la distanza culturale tra le due sponde dell’oceano.”Come accade frequentemente negli Stati Uniti, specialmente nel caso della costruzione di nuovi impianti sportivi – scrive Commisso – le città italiane potrebbero cercare nuovi metodi per incentivare investimenti privati che portino alla creazione di nuovi posti di lavoro, a nuove imposte locali, stimolando la crescita economica e migliorando l’immagine delle città nel mondo. Forse un giorno – dice – potremmo vedere un’Italia che non sia orgogliosa solamente del suo patrimonio culturale, ma che guardi anche al futuro, cogliendo rapidamente le opportunità per promuovere un ulteriore sviluppo economico. Ciò renderebbe la vita più semplice alle persone come me,

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