Fuga di operatori e di utenti dal CTR gestito da Anffas

Prato Alessandra Agrati 29 Ottobre 2020 80 Nessun commento

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Il Centro Terapeutico Riabilitativo gestito da Anffas, dopo 60 anni di servizi socio sanitari, è al collasso; pochi utenti e una fuga costante dei dipendenti verso altri centri, più moderni ed efficienti. Una situazione che preoccupa dipendenti e familiari che, questa mattina 29 ottobre, hanno organizzato un sit in davanti la sede di viale Borgovalsugana per chiedere alla dirigenza un ammodernamento dei servizi. “E’ necessario svecchiare la struttura – spiega Massimo Cataldo Fp Cisl – qui si fanno ancora laboratori di cucito, decisamente non al passo con le nuove esigenze, anche durante la quarantena sono emerse tutte le fragilità della struttura che ad esempio, a differenza degli altri centri, non ha attivato nessun servizio da remoto e non ha garantito l’assistenza domiciliare”. Una crisi cominciata già nel 2019, che si è acuita durante il loockdown: prima della pandemia la capacità di accoglienza era di 55 persone a tempo pieno a fronte di 30 operatori, ora il rapporto è di due gruppi di 15 persone (a mezza giornata) a 20, negli ultimi cinque mesi otto dipendenti si sono licenziati.
“Nel 2019 l’Asl aveva sospeso il pagamento delle rette per mancanza di fisioterapisti – spiega Andrea Carli Fp Cgil – poi la situazione è andata peggiorando fino a settembre quando abbiamo aperto lo stato di agitazione, il 3 novembre avremo un tavolo di confronto con la dirigenza per chiedere il rispetto di un organico completo. Chi è andato via o ha maturato la pensione non è stato sostituito”.
Preoccupati, per la qualità dell’offerta anche i genitori degli utenti, molti con gravi disabilità: “Non ci sono progetti concreti – spiegano – da un anno non riusciamo a parlare con gli operatori perché c’è proibito l’ingresso, non ci vengono mandati i report delle attività fatte e le schede sanitarie dei ragazzi. E’ una situazione che si va deteriorando velocemente”.
Eppure il bilancio che è stato approvato qualche settimana racconta di un milione e ottocentomila entrate da parte di Asl (la retta giornaliera a tempo pieno sostenuta dalle famiglie è di 120 euro,) e 900mila euro di liquidità,anche se una parte è vincolata per una ristrutturazione di un centro residenziale il cui immobile è di proprietà del Comune. “A dicembre – continua Carli – scade anche la convenzione se non verranno presentati progetti interessati, anche con l’utilizzo delle nuove tecnologie, e una pianta organica adeguata, sono a rischio almeno venti posti di lavoro”.

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