GIDA, DOMANI FACCIA A FACCIA TRA COMUNE E CONFINDUSTRIA

Eleonora Barbieri 13 Gennaio 2020 77 Nessun commento

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Domani scatta la resa dei conti tra il Comune di Prato e Confindustria Toscana Nord sugli assetti interni a Gida dopo la richiesta, approvata dal cda, del presidente Brogi di aumentare il capitale di 4,5 milioni di euro. L’incontro si terrà in municipio in tarda mattina e vedrà contrapposta una delegazione pratese dell’associazione di categoria al sindaco Matteo Biffoni. Dopo le esternazioni pepate dei giorni scorsi da entrambe le parti, ora in campo sembra essere calato il silenzio ma secondo quanto accertato da Notizie di Prato il faccia a faccia è stato richiesto dagli Industriali, soci dell’azienda di depurazione delle acque con il 45,02%, perché nell’aumento di capitale vedono qualcosa di più di un semplice potenziamento economico-finanziario della società legato a importanti investimenti sugli impianti. Il sospetto guarda a prospettive industriali intrecciate a questioni politiche di respiro anche regionale.
A disturbare è soprattutto la possibilità che Consiag possa incrementare il proprio peso nella società, ora fermo all’8% e senza diritto di nomina in Cda, e attraverso di esso della parte pubblica che già oggi ha la maggioranza assoluta grazie al 46,92%delle quote possedute dal Comune. Cosa che può fare solo se gli altri due soci, Comune e Industriali, non sottoscriveranno in tutto o in parte l’aumento di capitale. Confindustria ha votato contro tale ipotesi in cda ma non ha ancora chiarito se farà altrettanto nell’assemblea dei soci del prossimo 24 gennaio. Sta tentando il tutto per tutto per evitare questa evenienza continuando a sottolineare che l’aumento dei costi per lo smaltimento dei fanghi è colpa della mancanza del nuovo termovalorizzatore e di aver già fatto la propria parte prestando solo pochi giorni fa un milione e mezzo di euro alla società. Inoltre ha accettato aumenti importanti per gli utilizzatori, ossia le imprese, nel 2019 attraverso 700mila euro di una tantum e nel 2020 con il ritocco delle tariffe del 33%. “Sacrifici” questi, che non sembrano “impietosire” il Comune intanto perché tali tariffe erano basse e ferme da dieci anni, poi perché non è proponibile chiedere a Consiag di prestare i propri soldi a una società dove conta poco o niente e infine perché sa bene che i numeri in assemblea sono dalla sua parte.
In “segno di pace” il Comune potrebbe proporre a Confindustria di arretrare entrambi di pari passo a favore di Consiag in modo da mantenere inalterati i rispettivi rapporti di forza e allo stesso tempo di potenziare la presenza di questa società pubblica e della sua disponibilità di soldi. Ma è proprio ciò che gli Industriali non vogliono.
Siamo davanti a un muro contro muro che sarà ulteriormente rafforzato da un altro elemento. Il Comune vuole i patti parasociali, finora inesistenti: “Tutelano la minoranza”, dicono riferendosi apertamente a Confindustria in relazione sia alla sua quota societaria che al peso sul fatturato di Gida, sceso ormai a un terzo del totale. Significa che oltre agli assetti societari la parte pubblica vuole riequilibrare anche la gestione di Gida che ora penderebbe troppo verso gli Industriali.

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