I COSTUMI DI PINOCCHIO DAL CINEMA AL MUSEO DEL TESSUTO

Eleonora Barbieri 20 Dicembre 2019 185 Nessun commento

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Prima sul grande schermo e poi al Museo del Tessuto. In contemporanea con l’uscita nelle sale cinematografiche da domani, 21 dicembre, fino al 22 marzo, all’ex fabbrica Campolmi sarà possibile ammirare i costumi del film Pinocchio di Matteo Garrone. In mostra i 32 capolavori di Massimo Cantini Parrini, pluripremiato costumista cinematografico fiorentino, allievo e collaboratore dei due premi Oscar Piero Tosi e Gabriella Pescucci, unico italiano a vincere dalla prima nomination tre David di Donatello consecutivi oltre ad altri numerosi riconoscimenti. Appassionato d’abiti d’epoca sin dall’età di 13 anni, Parrini ha una collezione di 4mila pezzi che spaziano dal 1630 al 1990. Dietro ogni particolare c’è ricerca storica e uno studio approfondito del contesto in cui si inserisce la pellicola. “Ad ogni film provo la stessa emozione della prima volta. – racconta l’artista – Quando realizzo un abito non riesco a capire se è giusto o sbagliato per quel personaggio finchè non è indossato”.
Con questa straordinaria mostra il Museo del Tessuto riscopre l’amore per il cinema. Lo fa dando gambe a un progetto ambizioso reso complesso dai tempi strettissimi intercorsi tra l’ultimo ciak e l’organizzazione dell’allestimento in modo che i due eventi, uscita nelle sale e apertura dell’esposizione fossero concomitanti. “E’ un bellissimo effetto – afferma Simone Mangani, assessore alla Cultura del Comune di Prato, socio della Fondazione Museo del Tessuto – una mostra straordinaria che conferma quanto il legame tra questo ente e il cinema “rischi” di essere strategico”.
Fino a pochissimi mesi fa questi abiti erano indossati da un cast di assoluta eccelllenza che Garrone ha voluto per rileggere il racconto di Collodi. Il rosso del burattino di legno più famoso al mondo interpretato da Federico Ielapi; il vintage del gatto e la volpe, rispettivamente Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini; il cappotto di fustagno di Mangiafuoco che avrà il volto di Gigi Proietti; il frac in camoscio con pantalone corto per il Grillo parlante, interpretato da Davide Marotta; gli abiti in garza di cotone della fata turchina nella vesrione da bambina e da adulta, l’immensa e straordinaria lumaca, Maria Pia Timo, con la sua veste da camera, il coprispalle e la cuffia consumati dal tempo e dalla flemma e infine la foggia fuori moda rispetto alla fine dell’Ottocento, di Geppetto, personaggio che in questo film è particolarmente caro ai pratesi perchè è stato interpretato dal concittadino Roberto Benigni. “Lo abbiamo invitato – spiega il presidente del Museo del Tessuto, Francesco Marini – e lo attendiamo a braccia aperte. Purtroppo non potrà esserci in questi giorni perchè il film è appena uscito ed è di conseguenza impegnato nella promozione, ma siamo in attesa di un suo riscontro”.
Venticinque dei trentadue costumi sono stati realizzati dalla Sartoria Tirelli, cinque dalla sartoria Costumi d’arte Peruzzi e due da Cospazio 26. Altro collegamento tra la città e il film: i tessuti sono tutti Made in Prato, parola di Massimo Cantini Parrini: “Vengo sempre a campionare qui. – afferma – E’ l’unico bacino enorme che ho a disposizione in Italia”.

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