IL MONDO DELL’ARTE IN LUTTO: È MORTO GIULIANO GORI

Prato Claudio Vannacci 27 Gennaio 2024 131 Nessun commento

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E’ morto Giuliano Gori, imprenditore e mecenate, collezionista d’arte contemporanea che dal 1970 aveva dato vita al progetto della Fattoria di Celle a Santomato di Pistoia, dove aveva trasferito la sua collezione personale, trasformando la storica dimora in un punto di riferimento per l’arte contemporanea mondiale e chiamando artisti da tutto il mondo a realizzare opere permanenti che si integrassero con il contesto ambientale.
Gori era nato a Prato nel 1930, aveva quindi 94 anni. Dal dopoguerra aveva iniziato a collezionare opere d’arte contemporanea, entrando in contatto con i maggiori artisti della scena mondiale. Opere inizialmente conservate nella sua abitazione pratese e poi trasferite alla Fattoria di Celle dove il 12 giugno 1982 vennero inaugurate le prime nove installazioni all’aperto contemporaneamente alle sei che andarono ad arricchire la collezione all’interno della villa. L’attività di Gori e degli artisti di volta in volta coinvolti nel parco è continuata incessante e costante negli anni successivi, sino a raggiungere con gli ultimi interventi nel 2022, la straordinaria collezione di oltre 50 opere all’aperto.
I funerali saranno celebrati lunedì alle 15 alla Fattoria di Celle.
Numerosi i messaggi di cordoglio delle istituzioni pubbliche.
“Con Giuliano Gori se ne va il Novecento dell’arte della nostra città e della sua relazione con il mondo – dichiarano il sindaco Biffoni e l’assessore alla cultura Simone Mangani -. Imprenditore, innovatore, amante riamato degli artisti e delle artiste, ha fatto della storica Fattoria di Celle il prototipo italiano dell’arte ambientale grazie all’intuito, alla capacità di sperimentare, alla sapienza nell’interpretare le possibilità che un luogo immerso nella natura poteva offrire. Lewitt, Cecchini, Burren, Barni, Corneli e mille altri hanno lavorato con lui e per lui in una relazione feconda e unica. Assieme a Loriano Bertini è stato decisivo per l’arrivo di Henry Moore a Prato e ancora nel 2012 grazie a lui la collezione pubblica del Museo di Palazzo Pretorio si arricchisce della donazione Lipschitz. Socio fondatore del centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, capostipite di una famiglia innamorata dell’arte contemporanea, Giuliano Gori è stato esempio inimitabile e libero. Ai figli, ai nipoti, ai familiari tutti un pensiero e un abbraccio”.
Per il presidente della Regione Eugenio Giani: “Ci sono uomini che con la loro passione, la loro generosità, la loro intelligenza riescono a costruire esperienze di bellezza e creatività che diventano patrimonio di tutti. Giuliano Gori, geniale ideatore della straordinaria collezione d’arte ospitata nella Fattoria di Celle a Pistoia, è stato uno di questi”. Il suo assessore, Stefano Ciuoffo aggiunge: “Gori ha saputo unire le qualità del grande uomo d’impresa con quelle dell’appassionato d’arte, accompagnando la sensibilità per i nuovi linguaggi del contemporaneo con la valorizzazione dei contesti ambientali chiamati a sposarsi con le creazioni degli artisti”.
Anche il vescovo Giovanni Nerbini lo ha voluto ricordare: “Un pensiero grato e riconoscente va a Giuliano Gori per quanto ha fatto per la città e per la Chiesa di Prato, è stato non solo un grande collezionista d’arte, ma un mecenate che ha contribuito a rendere unica la nostra Cattedrale”.
A lui e alla sua munificenza si deve infatti il nuovo presbiterio del Duomo di Prato, realizzato nel 2001 da Robert Morris, uno dei più grandi artisti internazionali, che fece l’altare in marmo bianco di Alcantara, l’ambone e un candelabro. Nell’occasione Gori donò un’altra opera di Morris per il chiostro della Cattedrale: la scultura Quattro per Donatello. «Sono opere straordinarie e originali», commenta monsignor Giuseppe Billi, presidente della Commissione diocesana di arte sacra, che al tempo seguì la realizzazione del nuovo assetto presbiteriale: «Grazie a Giuliano Gori la nostra Cattedrale si aprì all’arte contemporanea, una scelta dettata dalla sua grande passione di collezionista e di amante della città». Nello stesso periodo Giuliano Gori donò una antica testa di un Crocifisso di legno policromo del 1230 al Museo dell’Opera del Duomo. «Sfogliando il catalogo di un’asta vidi che in vendita c’era questa antica opera – racconta Claudio Cerretelli, già direttore del Museo dell’Opera del Duomo – e riconobbi la testa del Crocifisso antico della Cattedrale, di cui se ne erano perse le tracce. Per noi sarebbe stato impossibile acquistarla, così ci rivolgemmo a lui, che da appassionato d’arte e amante della città, acconsentì a comprarla e a donarla alla collezione del Museo. Gliene saremo sempre grati».
Confindustria Toscana Nord ricorda che “proprio a Villa di Celle si tenne l’ultimo incontro formale con lui: una riunione, con anche le autorità pistoiesi, in vista delle iniziative da avviare per Pistoia Capitale della cultura. Una occasione in cui, come sempre, il suo contributo fu lucido, informato, di grande spessore”.

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