INCHIESTA PERMESSI FACILI, NICOLOSI LANCIA L’ALLARME

Prato Eleonora Barbieri 13 Ottobre 2021 61 Nessun commento

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“La vastità del fenomeno ci allarma”. Il procuratore capo di Prato torna a parlare di quella palude di complicità tra illegalità cinese e colletti bianchi che sta assumendo dimensioni difficili da controllare come dimostrano i numeri dell’operazione messa a segno oggi. Un sistema che il generale di divisione Bruno Bartoloni, comandante regionale della guardia di finanza, definisce “toscano” e non più solo “Prato” perchè si sta diffondendo anche in altre zone della regione a cominciare dal vicino Osmannoro “con caratteristiche analoghe. – spiega il generale Bartoloni – Siamo di fronte a una premeditazione all’illegalità perchè viene scelta la strada sbagliata già all’atto della costituzione. Il tutto reso possibile dai professionisti. Sono tre i canali su cui questo fenomeno si sviluppa e su cui stiamo concentrando la nostra attenzione anche attraverso un approccio integrato: ‘approvvigionamento delle materie prime, l’impiego di manodopera irregolare e il capitale che viene generato dall’attività, spesso più volatile dell’evasione “domestica”.
Approccio integrato applicato anche a questa inchiesta con il contributo dei tecnici dell’Asl, della polizia municipale e degli ispettori Inps. Oggi 14 di loro hanno affiancato i finanzieri durante le perquisizioni per accertare i contributi evasi e quelli fittizi, segnati ma non versati, che quindi saranno cancellati. Nel primo caso al momento si parla di oltre 7 milioni di euro, nel secondo di 1,5 milioni.
La collaborazione con la Municipale non è solo legata al fatto che l’inchiesta sia nata da una segnalazione sulla presenza di una ditta fantasma con 48 dipendenti. “Nell’indagine abbiamo effettuato le perquisizioni in 12 unità tra produttive ed abitative – afferma il Comandante della Polizia Municipale Marco Maccioni – L’operazione è un altro importante frutto della sinergia instaurata con Procura della Repubblica, Guardia di Finanza, Ispettorato del Lavoro, Inps, Usl, Carabinieri e Polizia di Stato”.
Il colonnello Massimo Licciardello, comandante provinciale, ha ripercorso il modus operandi con cui i colletti bianchi garantiscono ai clienti cinesi impunità fiscale e contributiva: “Soggetti economici strutturati quasi esclusivamente, e non a caso, nella più duttile forma della ditta individuale, caratterizzati da un elevato tasso di “mortalità” (un terzo di essi non supera il terzo anno di vita) e intestati fittiziamente a prestanome in luogo degli imprenditori occulti, questi ultimi spesso inquadrati quali meri dipendenti. È il così detto fenomeno delle “ditte apri e chiudi”, che si susseguono frequentemente, cambiando denominazione e partita Iva, per proseguire la propria attività sotto nuove ed immacolate vesti, spesso nei medesimi locali, con la stessa mano d’opera e gli stessi macchinari”.
Il sindaco Matteo Biffoni si è congratulato con la Procura e la guardia di finanza per il lavoro svolto. Alla “sua” Polizia municipale ha rivolto un pensiero particolare: “Ha dimostrato anche questa volta -afferma il primo cittadino – un grado di specializzazione nell’attività di controllo ed indagine che va oltre le proprie strette competenze: rappresenta davvero un motivo di vanto e un fiore all’occhiello per l’intera amministrazione comunale”.

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