KLAUS KOENIG, ARCHITETTO FUORI CANONI

Firenze Maria Teresa Rabotti 27 Aprile 2022 77 Nessun commento

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Architetto e designer, critico e docente universitario, la cui molteplice attività si colloca nel panorama culturale fiorentino tra gli anni ’60 e ’80. Questo in sintesi il ritratto di Giovanni Klaus Koenig, “architetto fuori dai canoni”, alla cui figura di intellettuale poliedrico sono dedicate una mostra all’Università di Firenze e un libro, promosse dalla Biblioteca di architettura. In particolare domani, nella Sala archivi di Palazzo San Clemente, è in programma l’incontro ‘Fuori dai canoni. Giovanni Klaus Koenig, architetto fiorentino (1924-1989)’, con Giuseppina Carla Romby, già docente di storia dell’architettura dell’Ateneo fiorentino, e Cristina Tonelli, docente di storia del disegno industriale al Politecnico di Milano, e autrice di un recente libro su Koenig, edito da Firenze University Press. Dal 28 aprile al 27 maggio è, inoltre, aperta, sempre in Palazzo San Clemente (Saletta Archispazio) un’esposizione di acquerelli, progetti e manoscritti del fondo Koenig, conservato dalla Biblioteca di architettura. Sarà possibile osservare i lavori di Koenig per il concorso del Ponte Vespucci di Firenze (1952-1953), per la casa a Hollywood (1952-1953) di Fausto Mario Ricci e la Chiesa Valdese di Praly a Torino (1959), oltre al manoscritto ‘Analisi linguistica dell’opera di Frank Lloyd Wright’ (1965). Il calendario delle iniziative, organizzato nell’ambito del ciclo di incontri ‘Le Archistorie della biblioteca’, propone anche due visite guidate, lunedì 2 maggio e mercoledì 11 maggio, a cura di Giuseppina Carla Romby e Cristina Tonelli, su un itinerario che partendo da Palazzo San Clemente si snoda lungo le rive del Mugnone, fino ad arrivare ad un condomino progettato da Koenig, insieme a Claudio Messina. Koenig, nato a Torino nel 1924, si è laureato a Firenze nel 1950. Diventerà docente prima a Venezia e poi nel capoluogo toscano, molto apprezzato dagli studenti per la sua lettura appassionata dei prodotti di architettura, derivante da una visione etica del compito del progettista, chiamato a rispondere del proprio lavoro di fronte alla società. I suoi interessi culturali lo hanno portato ad approfondire tematiche nuove per la disciplina architettonica, proponendo negli anni Sessanta la semiotica come strumento di lettura delle opere. Prolifica è stata la sua attività di autore di libri, saggi e articoli; la pratica professionale si è rivolta prima all’architettura e poi esclusivamente all’industrial design, come progettista di mezzi di trasporto pubblico su rotaia.

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