LA MAGIA DELL’ORIENTE NELLA MOSTRA DEDICATA A TURANDOT

Prato Eleonora Barbieri 20 Maggio 2021 180 Nessun commento

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E’ frutto del lungo percorso di ricerca, iniziato nel 2018 con l’acquisizione e il restauro degli abiti e dei gioielli di scena del soprano pratese Iva Pacetti, la mostra Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba che si inaugureà sabato 22 maggio al Museo del Tessuto e resterà visibile sino al 21 novembre. E’ l’evento con cui l’ente riapre le sue porte dopo la lunga chiusura imposta dalle misure antiCovid.
Un’esposizione multidisciplinare che nasce grazie alla collaborazione di enti e istituzioni pubblici e privati italiani di grande prestigio che a vario titolo hanno contribuito a ricostruire le vicende che hanno portato Puccini a scegliere Galileo Chini, grande interprete del Liberty italiano, per la realizzazione delle scenografie per la Turandot, andata in scena per la prima volta al Teatro alla Scala il 25 aprile 1926.
Il visitatore potrà ammirare tessuti, costumi e maschere teatrali, porcellane, strumenti musicali, sculture, armi e manufatti d’uso di produzione thailandese e cinese, ma soprattutto 120 oggetti della collezione di oltre 600 cimeli orientali riportati da Galileo Chini al rientro dal suo viaggio in Siam nel 1913 e da lui personalmente donati nel 1950 al Museo di Antropologia e Etnologia del Sistema Museale dell’Ateneo fiorentino coorganizzatore della mostra.
Puccini volle affidare l’atmosfera orientale di Turandot – ambientata all’interno del palazzo della Principessa cinese – ad un artista che l’Oriente l’avesse vissuto veramente e trovò in Galileo Chini, che aveva vissuto e lavorato in Siam (attuale Thailandia) per ben tre anni (1911-1913) per lavorare alla decorazione del Palazzo del Trono del Re Rama VI, l’interprete più adatto a costruire l’immagine scenica dell’opera.
Dal suo soggiorno orientale Chini tornò profondamente affascinato e con un bagaglio di centinaia di manufatti artistici di stile e produzione cinese, giapponese, siamese che influenzarono la sua produzione artistica anche dopo la permanenza in Siam e, all’interno di essa, successivamente, la genesi figurativa delle scenografie per l’opera Turandot.
Tutti gli abiti presenti in mostra sono stati ideati e realizzati da Luigi Sapelli in arte Caramba – primo vero costumista del Novecento, colui che ha firmato gli spettacoli in cartellone al Teatro alla Scala di Milano per oltre vent’anni e che ha gestito una sua sartoria di costume cine-teatrale fino alla sua morte avvenuta nel 1936. Suoi anche gli abiti di scena del soprano pratese Pacetti, ora di proprietà del Museo del Tessuto.
Ricchissimo il parterre degli enti prestatori: l’Archivio Storico Ricordi, il Museo Teatrale alla Scala e l’Archivio Storico Documentale Teatro alla Scala, le Gallerie degli Uffizi – Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, la Fondazione Giacomo Puccini di Lucca, la sartoria Devalle di Torino, l’Archivio Corbella di Milano, la Società Belle Arti di Viareggio e numerosi prestatori privati.

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