LA QUARANTENA SI PUÒ FARE ALL’HOTEL DATINI

Prato Alessandra Agrati 7 Novembre 2020 130 Nessun commento

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L’Hotel Datini è stato convertito in albergo sanitario. Da una settimana le 89 camere sono state trasformate in stanze per l’accoglienza di malati Covid in quarantena, spazi spartani, essenziali, senza tende, con un letto singolo, il comodino l’armadio e il bagno. L’unico comfort è la connessione Wifi indispensabile per far passare le lunghe giornate scandite dall’arrivo della colazione, del pasto, delle cene e dalla squadra addetta alla pulizia e sanificazione. Una piccola rivoluzione che si vede anche nella hall dove il bar è chiuso e le fettucce segnano i percorsi di entrata e uscita, le stanze delle riunioni, sono vuote come del resto il parcheggio. Qualche ospite, per far passare il tempo, si affaccia anche alla finestra per guardare i monti della Calvana, e magari immaginare di poterci andare a sgranchire le gambe e prendere una bocca d’aria fresca. Ma per ora è solo un desiderio, un sogno, prima bisogna finire la quarantena e soprattutto avere un tampone negativo.
“Abbiamo scelto di aderire al bando dell’Asl – spiega Filippo Tomada proprietario dell’albergo – soprattutto per un senso civico verso un bisogno della collettività, ma anche per dare la possibilità ai nostri dipendenti di continuare a lavorare”. L’Asl paga 30,90 euro per ogni stanza concessa, vitto, pulizie, lenzuola e asciugami sono a carico dell’azienda sanitaria.
Su un organico di tredici persone, undici, infatti, sono in servizio, due soltanto hanno preferito utilizzare la cassa integrazione. In realtà i compiti ,rispetto alla normale routine, sono molto ridotti; niente colazioni nel salone, nessuna cena nel ristorante, ma soltanto un’attività di portierato pronto all’accoglienza h 24 e di consegna dei pasti sulla sedia posta davanti all’ingresso della stanza. “Quotidianamente – continua Tomada – l’Asl manda una mail con l’elenco delle persone che verranno accolte. Arrivano in ambulanza e noi gli facciamo trovare in una busta la chiave della stanza , i contattati sono assolutamente limitati e comunque siamo dotati di tutte le protezioni necessarie.”
Per ora le stanze occupate sono 45, gli ospiti sono in prevalenza italiani, c’è anche una famiglia, ciascuno ovviamente nel proprio spazio. “Insieme ai pasti – continua Tomada – ci capita anche di lasciare davanti alla porta anche un sacchetto portato dai parenti con libri, vestiti e cibo a lunga conservazione”. E infatti i familiari, anche alla spicciolata, si affacciano nella hall e chiedono al personale di recapitare anche un messaggio oltre al pacco. Un modo per fare sentire la vicinanza, quando non ci si può vedere.
L’albergo, almeno fino al 31 dicembre, non potrà accogliere ospiti sani, poi si vedrà. “Siamo consapevoli – continua Tomada- che questa scelta potrà impattare sull’immagine dell’albergo, ma sono altrettanto convinto che i nostri clienti continueranno a sceglierci”.
La nuova ondata di contagi è arrivata proprio quando, dopo mesi di blocco, i clienti erano tornati, anche qualche straniero ha prenotato una camera nel mese di settembre. “Da ottobre abbiamo iniziato a sentire la crisi e le prenotazioni sono progressivamente diminuite”.

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