L’ASMA PUÒ PROTEGGERE DAL COVID: LO DICE UNO STUDIO PRATESE

Prato Alessandra Agrati 29 Giugno 2020 53 Nessun commento

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Avere l’asma può proteggere dal Covid19, quantomeno dalle complicanze della malattia. La rivoluzionaria scoperta è stata fatta a Prato dal team del reparto di Immunologia del Santo Stefano diretto da Alessandro Farsi. L’ipotesi è stata già pubblicata sulla rivista “Allergy”, edita dalla prestigiosa European Academy of Allergy and Clinical Immunology.
Lo studio pratese parte da una considerazione: su 275 ricoverati per Covid nell’ospedale di Prato soltanto tre erano asmatici o allergici e di questi solo per uno è stato necessario il ricovero in Rianimazione. Un dato in controtendenza a quanto comunemente la comunità scientifica si aspettava e che è stato quindi oggetto della prima ipotesi a livello europeo di come l’infiammazione tipica delle patologie respiratorie allergiche eviti ai pazienti di arrivare alla fase più grave del Covid 19. Il lavoro condotto dagli immunologici del Santo Stefano ha avuto la collaborazione di Justin Stebbing (Imperial College Londra) e di Paola Paronchi dell’università degli studi di Firenze.
“La nostra ipotesi – spiega Alessandro Farsi direttore Allergologia e immunologia del Santo Stefano – si basa su tre elementi. Il primo per cui la produzione di quantità inferiori di interferone, tipica dei soggetti asmatici, abbia stoppato la fase acuta del Covid che sembra invece essere caratterizzat da un alto numero di interferoni. L’altro fattore protettivo sono gli eosinofili, cellule immunitarie che nei nostri pazienti hanno valori alti e quindi potrebbero aver creato una sorta di protezione. Infine l’utilizzo di cortisone in modo costante, tipico di chi soffre di asma, che potrebbe avere avuto un effetto antinfiammatorio e antivirale”.
Ipotesi che ora hanno bisogno di un ulteriore approfondimento, tanto che l’ospedale di Prato parteciperà ad un bando regionale che riguarda studi dedicati al Covid: “Nella prima fase dell’ipotesi – spiega Giulia Carli specialista in Allergologia e immunologia – abbiamo preso in considerazione soltanto i pazienti ricoverati. Con questo progetto, che si estende a tutta l’Asl Toscana Centro, analizzeremo anche i 1.500 infettati che però non sono stati ricoverati. Tra gli altri fattori che abbiamo notato anche che non ci sono stati peggioramenti del quadro clinico dei nostri pazienti durante la pandemia”.
Lo studio pratese potrebbe contribuire a chiarire meglio l’evoluzione della malattia e a fornire preziose informazione ai ricercatori impegnati nella ricerca di un vaccino e di una cura.
Intanto entro il mese di luglio anche all’ospedale di Prato apriranno gli ambulatori per il follow up dei contagiati ora guariti.

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