LATITANTE DONNA CONDANNATA PER ABUSI SULLA FIGLIA

Prato Nadia Tarantino 23 Febbraio 2022 135 Nessun commento

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Non si trova la donna pakistana di 42 anni condannata in via definitiva a 7 anni di reclusione per non aver impedito al marito di abusare della loro figlia che un giorno del 2017, dopo anni di violenze, tentò il suicidio buttandosi dalla finestra. La donna è latitante dall’inizio di febbraio quando la Cassazione ha confermato la sentenza di primo e secondo grado nei suoi confronti e nei confronti del marito, connazionale di 56 anni, condannato a 12 anni di reclusione per violenza sessuale e da cinque, da quando cioè la vicenda venne alla luce, rinchiuso nel carcere della Dogaia. Spiccato l’ordine di carcerazione, le forze dell’ordine si sono rese conto che la quarantaduenne ha fatto perdere le sue tracce. Non si hanno notizie della donna, né dell’unico figlio ancora oggi minorenne. E’ chiaro che la donna ha fatto in modo di non correre il rischio di finire in carcere come il marito e si è resa irreperibile prima della sentenza della Cassazione.
Furono i carabinieri a ricostruire la brutta storia fatta di abusi sessuali dopo il tentativo di suicidio messo in atto dalla ragazzina che ancora oggi vive in una comunità, lontano dai parenti e dai fratelli. Aveva 7 anni quando fu violentata la prima volta, 14 quando si ribellò lasciandosi cadere nel vuoto. Il padre non si fermò nemmeno quando la figlia tornò dall’ospedale dopo un lungo periodo di cure: immobilizzata nel letto, con i postumi delle gravi ferite riportate, continuò a essere oggetto di quelle attenzioni malate; attenzioni interrotte dai terribili sospetti che avevano preso corpo durante gli incontri con gli psicologi e i medici che erano alla ricerca dei motivi del tentativo di suicidio, un gesto troppo forte, troppo grande per una ragazzina.
La madre finì sotto inchiesta per non aver protetto e difeso la figlia. ‘E’ lui che porta i soldi a casa ed è lui che comanda – ha detto più di una volta alla ragazzina quando disperata cercava rifugio – se non ti sta bene diglielo”. Parole risuonate più volte durante il processo di primo grado, mai smentite.
Le forze dell’ordine, ovunque in Italia e all’estero, sono allertate; se alla donna succederà di incappare in un controllo, di essere individuata o in qualche modo intercettata, sarà possibile un’unica strada: l’arresto e il trasferimento in carcere.

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