L’ULTIMA OMELIA DI PASQUA DEL CARDINALE BETORI: L’APPELLO ALLA PACE

Firenze Chiara Valentini 31 Marzo 2024 208 Nessun commento

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“Le guerre  dividono i popoli, a cominciare dall’aggressione di cui è vittima il popolo ucraino e dal conflitto che oppone nella Terra Santa i due popoli che traggono origine dallo stesso padre, Abramo. E non ci si dica che saranno le guerre a portare la pace, quando è invece solo l’aspirazione e l’impegno per la pace a poter porre fine alle guerre”. Questo il monito alla pace dell”Arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori nella sua omelia Pasquale durante la quale ha invitato con queste parole a  ribaltare la logica del dominio in quella dell’amore e del perdono. Non è stato il solo riferimento all’attualità fatto da Betori in quella che è stata la sua ultima omelia pasquale. il Cardinale ha da tempo passato il limite dei 75 anni di età e dopo alcuni rinvii si attende a giorni il nome del suo successore. Betori stamani ha invitato a salvaguardare la “centralità della persona umana” a “fronte degli sviluppi che il mondo digitale ci sta prospettando” nella consapevolezza che l’intelligenza artificiale non sarà mai un’intelligenza umana. Perché se gli algoritmi prenderanno il sopravvento sulla possibilità di scelta, allora la logica della quantità prenderà tristemente il sopravvento su quella della qualità, e soffrirne saranno anzitutto i più poveri”.  Per Betori è anche preoccupante la constatazione “di come il rapporto tra l’uomo e la natura vada riequilibrato se non si vuole passivamente assistere all’estinzione dell’uno e dell’altra.

E preoccupa, ha aggiunto il cardinale,  “il futuro di una società in cui cala inesorabilmente il tasso di natalità; la famiglia viene dimenticata da parametri socio-economici individualisti; la casa è un bene per molti inaccessibile”, specie per i giovani, e il calo dei residenti “rende di fatto impossibile dare forma a un tessuto sociale davvero umano; il lavoro è segnato da incertezza” e pure “non garantito nella salvaguardia della vita; la situazione nelle carceri continua a non stare a cuore a chi avrebbe il dovere di farne luoghi non di pena ma di redenzione”. L’orientamento in questo mondo di contraddizioni è, nell’ottica religiosa esplicitata dal cardinale, quella di Cristo.Una luce – ha concluso – Quella luce non può esaurirsi in uno scoppio, tanto meno di un carro , ma necessita di continuità operosa, esige di risplendere in ogni nostro agire quotidiano”

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