LUNGA SFILZA DI CONDANNE, SEQUESTRO DI BENI A DUE FRATELLI

Nadia Tarantino 11 Novembre 2021 70 Nessun commento

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Immobili e quote societarie per un valore di 220mila euro. E’ quanto è stato sequestrato a due fratelli di 27 e 31 anni, residenti a Prato ma originari di Taranto, pregiudicati con all’attivo un curriculum criminale costituito da reati contro la persona e contro il patrimonio, principalmente rapine ai danni di cinesi messe a segno negli anni passati dalla cosiddetta ‘banda del Soccorso’.
Il provvedimento – tecnicamente misura di prevenzione – nasce dalla proposta del procuratore fiorentino Giuseppe Creazzo e del questore Giuseppe Cannizzaro ed è stato eseguito dalla Divisione anticrimine della questura di Prato. A determinare il sequestro è stata la grande sproporzione tra il reddito da lavoro dichiarato dai due fratelli e il valore dei beni nella loro disponibilità.
Sigilli ad un’abitazione riconducibile ad entrambi i fratelli e alle quote detenute dal ventisettenne, in qualità di amministratore unico, in una concessionaria d’auto con sede ad Agliana; sequestrato anche l’intero complesso dei beni aziendali.
Le indagini hanno preso spunto da un’analisi dettagliata della pericolosità sociale dei due fratelli che, a dispetto della giovane età, vantano un numero rilevante di condanne e di denunce per svariati reati. Nel giro di una decina d’anni, secondo la ricostruzione degli investigatori, i due si sono resi responsabili di una lunga serie di furti e rapine che hanno consentito di accumulare ricchezza consistita in proprietà e beni di lusso non proporzionati ai redditi dichiarati e, più in generale, alle risorse a disposizione. Sempre secondo le indagini, i due pregiudicati non avrebbero mai smesso di compiere reati se non nei periodi in cui sono stati rinchiusi in carcere. L’ultimo arresto è recentissimo: il 18 agosto i fratelli sono stati arrestati proprio dagli agenti della questura di Prato per furto nell’abitazione di un cinese. Il più giovane è attualmente detenuto nel carcere della Dogaia mentre l’altro è agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.
Le indagini sono state estese anche ai familiari e hanno evidenziato “la disponibilità minima, se non addirittura inesistente, di redditi di lecita provenienza, di fatto insufficiente a far fronte alle basilari esigenze di vita quotidiana”. Ecco che il risultato è stata la grande distanza tra fonti di reddito legali e ricchezza accumulata attraverso i reati.

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