MOBY PRINCE: COLLISIONE PERCHÉ IN MARE C’ERA 3/A NAVE

Livorno Maria Teresa Rabotti 15 Settembre 2022 93 Nessun commento

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Era il 10 aprile del 1991 quando il traghetto Moby Prince, di proprietà della Nav.Ar.Ma., entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo nella rada del porto di Livorno. Dopo 31 anni la commissione parlamentare d’inchiesta sembra essere arrivata molto vicina alla verità di quella tragica notte dove morirono 140 persone. . “Il Moby Prince è andato a collidere con la petroliera Agip Abruzzo per colpa della presenza di una terza nave comparsa improvvisamente davanti al traghetto che provocò una virata a sinistra che ha poi determinato l’incidente. Purtroppo questa nave non è ancora stata identificata con certezza”. Così Andrea Romano presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul disastro Moby Prince presentando la relazione conclusiva approvata oggi all’unanimità. La commissione non ha potuto dare risposte certe sull’identificazione della terza nave perché è mancato il tempo a causa della fine anticipata della legislatura, ma nella relazione conclusiva vengono suggerite due piste da seguire in futuro sia da parte della magistratura che del prossimo Parlamento. Due le ipotesi investigative da approfondire: una riguarda la nave 21 Oktobaar II, che è un ex peschereccio somalo, e l’altra la presenza nel tratto di mare interessato di una o più bettoline impegnate in possibili operazioni di bunkeraggio ovvero rifornimento di combustibile clandestino. A proposito di Eni si dice che forse sapeva che Agip Abruzzo si trovava dove non doveva essere, forse sapeva anche del black out o del vapore e perfino che forse era coinvolta in attività di bunkeraggio clandestino: noi, ha detto Romano, abbiamo chiesto i materiali delle inchieste interne ma non li abbiamo avuti.”Quei documenti per i quali rinnovo l’appello a renderli pubblici – ha osservato ancora Romano – possono contribuire a scrivere un altro pezzo importante di verità di quella tragica notte”. “Ora è necessario scoprire chi è la terza nave che ha causato questo disastro, ma anche sapere chi ha messo in atto, da subito, un’azione dolosa per fare in modo che la verità non si scoprisse e che ora è più vicina. Spero che anche la procura di Livorno, che ha un fascicolo aperto, vada in fondo su questi aspetti”. Così Luchino Chessa, uno dei due figli del comandante del Moby Prince, commentando l’esito della commissione parlamentare d’inchiesta.

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