MORTE LUANA, DIFESA AL CONTRATTACCO: NEL MIRINO LA PERIZIA

Prato Nadia Tarantino 16 Novembre 2021 37 Nessun commento

image

“L’orditoio viaggiava a velocità bassa e non sostenuta, era azionato dal pedale e non meccanicamente, ed era in una fase della lavorazione che prevede che la saracinesca sia alzata per consentire le necessarie operazioni manuali. Questo è il nostro convincimento”. A sei mesi dalla morte di Luana D’Orazio, la mamma di appena 22 anni inghiottita dal macchinario al quale stava lavorando nell’orditura Luana, a Oste, hanno parlato per la prima volta gli avvocati Alberto Rocca e Barbara Mercuri, difensori dei coniugi Luana Coppini e Daniele Faggi, accusati, insieme al manutentore dell’orditoio Mario Cusimano, di omicidio colposo e rimozione delle cautele antinfortunistiche. Lo hanno fatto oggi, lunedì 15 novembre, insieme al collega Gabriele Capetta che assiste l’azienda in qualità di responsabile civile. “Riteniamo che solo attraverso l’incidente probatorio – hanno spiegato i legali – sia possibile offrire una ricostruzione diversa. In particolare abbiamo chiesto di rivalutare una parte degli elementi già acquisiti con la perizia della procura e di assumerne di nuovi”. Senza giri di parole, la difesa ha detto di non condividere la metodologia seguita dal perito della procura sottolineando che siamo davanti ad una ricostruzione indiziaria: a dire cosa è successo lo scorso 3 maggio, infatti, non ci sono né testimoni né video; un fattore, questo, per niente trascurabile, che ha spinto gli avvocati a chiedere un ulteriore approfondimento, un’ulteriore valutazione. “Non occorre riaccendere l’orditoio – hanno chiarito Rocca, Mercuri e Capetta – ci sono software che consentono una ricostruzione cinematica degli accadimenti”. E sulla saracinesca, il cui posizionamento è divenuto parte centrale dell’inchiesta tanto da far ipotizzare un reato doloso come la rimozione delle cautele antinfortunistiche, gli avvocati hanno puntato il loro faro: “Stiamo parlando di un orditoio per la campionatura che prevede che la saracinesca stia sollevata per la maggior parte del tempo così da consentire al lavoratore di interagire, attività continua nel caso della campionatura”. Insomma, la richiesta è di non fermarsi al lavoro svolto dal perito della procura – l’ingegnere Carlo Gini – ma di andare oltre, di fare qualche altro passo.
Gli scostamenti tra la perizia consegnata alla procura e la tesi degli avvocati sono tanti, tantissimi. Due versioni praticamente opposte. “La nostra assistita si è assunta le responsabilità davanti ad una tragedia enorme, tanto enorme da non essere aggettivabile, ma non per questo si deve trovare un capro espiatorio”, il commento deciso dei difensori. Dunque, i dati oggettivi sono e restano tali: saracinesca sollevata, bypass elettrico che consentiva all’orditoio di funzionare ugualmente e indipendentemente da tutto, sistemi di sicurezza presenti ma non funzionanti in quel momento. “I fatti sono fatti – ancora gli avvocati – ma serve capire meglio cosa non ha funzionato, per quale motivo e quale l’incidenza sulla tragedia. La nostra assistita si rimprovera solo di non essersi accorta di cosa non andava, di non essere stata abbastanza attenta. Non dimentichiamoci che Luana Coppini – hanno precisato i legali – a quelle macchine ci lavorava da mattina a sera, come un operaio qualsiasi”.
I tre avvocati hanno scelto di parlare oggi non solo perché le indagini sono chiuse, non solo perché l’estrema delicatezza dell’inchiesta “non permetteva di fornire informazioni prima di ora’, ma anche perché, proprio oggi, era fissato l’interrogatorio di Daniele Faggi in procura. L’indagato, che durante le indagini si era avvalso della facoltà di non rispondere, ha deciso di parlare con il sostituto Vincenzo Nitti. Un interrogatorio di tre ore per chiarire, carte alla mano, che a differenza del ruolo che l’accusa gli attribuisce, lui, nell’orditura Luana, è solo “un amministrativo e un factotum con compiti di bassa manovalanza”. “Il fatto che sia marito della titolare – hanno spiegato a chiare lettere gli avvocati – non significa che si occupasse di tutto. Faggi è sempre stato estraneo alla produzione e non ha conoscenza dei macchinari. Qualche tempo fa è rimasto senza lavoro e la moglie lo ha portato nella sua azienda dove non ha mai avuto responsabilità”.
La difesa dei coniugi in questo momento è concentrata su tre obiettivi: ottenere che si faccia un accertamento – l’incidente probatorio – il più possibile aderente alla realtà, dimostrare che il ruolo di Faggi non andava oltre quello di un mero esecutore di piccoli lavoretti, fare in modo che venga misurata la responsabilità di Luana Coppini per quella che è: “Non ha commissionato nessun intervento sui sistemi di sicurezza del macchinario, ha solo la responsabilità di non essersene accorta”. E c’è un altro obiettivo, il principale: “Noi e la nostra assistita siamo impegnati a fare in modo che la famiglia di Luana D’Orazio, a partire dal figlio, vengano risarciti quanto prima dall’assicurazione – hanno detto a più riprese gli avvocati – ci auguriamo davvero che la pratica venga istruita in tempi il più possibile veloci.

Commenta

Video per giorno

Novembre: 2021
L M M G V S D
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

Newsletter

Rimani sempre in contatto con noi

Informazioni

Sede operativa: Via del Biancospino, 29/b
CAP: 50013 Campi Bisenzio (FI)
Tel 055 894601 - Fax 055 8946086
Modulo di contatto

Translate