MORTE LUANA, OFFERTO RISARCIMENTO 1 MILIONE 200MILA EURO

Prato Nadia Tarantino 25 Marzo 2022 136 Nessun commento

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Un milione 200mila euro al figlio, ai genitori e al fratello di Luana D’Orazio, l’operaia di 22 anni risucchiata e uccisa dal macchinario al quale stava lavorando nell’orditura Luana di Montemurlo. E’ questa l’offerta che, a poco più di 10 mesi dalla tragedia – era il 3 maggio 2021 – la compagnia di assicurazione Unipol ha presentato ai familiari della giovane vittima. Un’offerta che – ha fatto sapere Gesi Group, società che tutela gli interessi dei D’Orazio – sarà accettata come “acconto del maggiore avere”. Insomma, quei soldi non bastano: la cifra non sarebbe stata ritenuta congrua. La novità arriva a due settimane dall’udienza preliminare nella quale compariranno i tre imputati: la titolare dell’orditura, Luana Coppini, e il marito Daniele Faggi, assistiti dagli avvocati Alberto Rocca, Barbara Mercuri e Gabriele Capetta, e il tecnico manutentore dell’orditoio, Mario Cusimano, difeso dall’avvocato Melissa Stefanacci. Stesse accuse per tutti: omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele antinfortunistiche.
“Luana Coppini ha ottenuto quello che dal primo minuto dopo la tragedia ha sempre invocato: il risarcimento per la famiglia di Luana D’Orazio – le parole degli avvocati – questo è avvenuto a meno di un anno di distanza dalla morte della povera operaia e ci sentiamo di dire che si tratta di un grande risultato verso il quale tutti, a iniziare dalla nostra assistita, ci siamo impegnati”.
Resta la tragedia enorme, la morte della mamma di un bambino di pochi anni, il dolore inconsolabile dei familiari per quell’infortunio che si è portato via una donna nel fiore della sua esistenza: “Nessuna cifra potrà mai confortare i familiari della giovane – hanno detto i legali di Luana Coppini e di Daniele Faggi – ma è comunque un atto di concretizzazione di un atteggiamento che, di fronte a fatti gravi come questo, dovrebbe essere portato come esempio”.
Nel dettaglio, l’offerta della Unipol consiste in 336.500 euro ciascuno al figlio e ai genitori, vale a dire il massimo previsto dalle tabelle del danno non patrimoniale, le cosiddette ‘tabelle di Milano’, e in 100mila euro per il fratello dell’operaia. All’ammontare di un milione 200mila euro si aggiunge la rendita di 166mila già riconosciuta dall’Inail al figlio di Luana D’Orazio per il danno patrimoniale.
La società che cura gli interessi dei D’Orazio non ha ancora risposto alla richiesta di quantificazione del danno: “Siamo in attesa che dall’altra parte ci venga indicata una cifra attorno alla quale avviare un dialogo – hanno spiegato Rocca, Mercuri e Capetta – al momento non c’è stato riscontro”.
L’offerta, definita “seria e reale” dai legali, potrà incidere sul corso dell’udienza preliminare (previsto un rinvio per il legittimo impedimento del difensore di Cusimano): “Ci auguriamo che il giudice possa apprezzare la nostra iniziativa che sta sul terreno della civiltà giudiziaria”. Nessuno ancora sa se in quella sede ci saranno parti che chiederanno di essere ammesse come parte civile.
Luana D’orazio morì inghiottita dall’orditoio che – secondo la contestazione della procura – era comandato da un quadro elettrico manomesso e privo del cancello di sicurezza. E’ questo il motivo per il quale nel capo di imputazione compare anche un’ipotesi di reato dolosa.
E mentre la macchina giudiziaria ha continuato e continua la sua corsa, non ci sono stati più contatti tra la mamma di Luana e la titolare dell’orditura. “In un primo momento c’era stata la condivisione del dolore, ognuno per il proprio ruolo chiaramente – ha spiegato l’avvocato Mercuri – poi le strade si sono allontanate. A Luana Coppini è stato riferito che la famiglia della vittima preferiva un allontanamento e questa volontà è stata rispettata perché è giusto avere riguardo e contezza del dolore di una famiglia. Forse il tempo e i chiarimenti che arriveranno dalla vicenda processuale potranno, un giorno, far incontrare di nuovo queste due donne unite, con le dovute distinzioni, dal dispiacere, dalla sofferenza, dalla tragedia”.

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