“NO A UN ALTRO ANNO AL RODARINO”, PROTESTA DEI GENITORI

Prato Eleonora Barbieri 9 Settembre 2021 68 Nessun commento

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Le lezioni al Rodarino, la palestra alle Cesare Guasti e i laboratori, definiti viaggianti, chissà dove. I genitori deo 24 studenti della classe terza LL del liceo Carlo Livi non ci stanno a vedere i loro figli trattati come palline di un flipper rimbalzate da una parte e l’altra della città. Non ci stanno soprattutto perchè come dicono loro “hanno già dato” avendo trascorso già il primo anno nella scomoda succursale di via Galcianese mentre il secondo, causa Covid, è stato soprattutto dad. Come loro c’è anche un’altra terza la LM, mentre le altre nove classi piazzate al Rodarino sono alla prima “esperienza”. La terza LL vuole ciò che gli era stato promesso: stare nella sede principale di via Marini. Per questo dal prossimo 15 settembre, primo giorno di scuola, non porteranno i loro figli al Rodarino ma bensì in via Marini e se le promesse non saranno mantenute, proseguiranno anche nei giorni successivi. “Quando due anni fa ci fu assegnata la sede del Rodarino – afferma Michela Stacchini – non abbiamo replicato, nonostante le difficoltà a cui siamo andati incontro, perchè ci era stato promesso che gli anni successivi saremmo andati in via Marini e che il sacrificio sarebbe stato condiviso fra tutta la scuola. Invece pochi giorni fa abbiamo scoperto che ritocca a noi in base a discutibili criteri su omogeneità delle lezioni delle materie linguistiche, assenza di disabili e classe piccola. Non ci importa. La dirigente ci aveva fatto una promessa e vogliamo che venga mantenuta”. Sabato i genitori hanno avuto un acceso incontro con la dirigente Maria Grazia Ciambellotti, oggi pomeriggio hanno bussato alla porta del presidente della Provincia, Francesco Puggelli per chiedere aiuto ma anche chiarezza sulle rispettive competenze: “Non vogliamo essere presi in giro.- afferma Iolanda Di Somma – Stando alle parole della dottoressa Ciambellotti, pare che niente dipenda da lei: spazi, disposizione delle classi, insegnanti. Ora vogliamo la verità”. Puggelli ha accolto la delegazione dei genitori e ha spiegato che il suo compito è assicurare “il contenitore” ma al “contenuto” deve pensare la scuola senza nascondere che sul primo, come è ormai noto, la strada per tornare alla normalità è lunga: il progetto della nuova sede del Livi che dovrebbe sorgere al polo scolastico di via Galcianese, è in attesa di un finanziamento dal ministero. Nel frattempo per quest’anno ci sarà la seconda succursale in via delle Fonti e dal prossimo anno quella alla Stella d’Italia in piazza Duomo. Quali classi debbanno essere sistemate qua anzichè la, non spetta alla Provincia deciderlo. “Ma allora – hanno chiesto i genitori -perchè si prendono più iscritti dei posti e degli spazi disponibili? Perchè non si è agito sugli indirizzi per “sgonfiare” il Livi (1.200 studenti, Brunelleschi escluso, ndr) a favore di qualche altro liceo con spazi più flessibili?” Anche questa domanda non va rivolta a Puggelli: “Sin dal mio insediamento – afferma Puggelli – ho consigliato di agire sull’offerta formativa per equilibrare alcune situazioni, ma non posso fare di più”. I genitori sono sul piede di guerra: “Non ci fermeremo finchè i nostri ragazzi non avranno una classe in via Marini. – conclude Adelia De Simone – Si sacrifichi qualche spazio, ad esempio il grande ufficio della dirigente scolastica. Faccia lei l’itinerante anzichè i nostri figli. Personalmente ho anche intenzione di esonerare mia figlia dalle lezioni di educazione fisica addebitando il tutto alla scuola. Questa non è una scuola, ma un’utopia di scuola”.

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