PASQUA, BETORI: “LE ARMI NON GARANTISCONO LA PACE CHE IL MONDO INVOCA”

Firenze Rachele Campi 17 Aprile 2022 62 Nessun commento

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“L’Ucraina, la nostra Europa, il mondo invoca la vita e la pace e chiede come poterla sperare. Non sono le armi a poterla garantire, non sono gli equilibri geopolitici a poterla disegnare, non è la prepotenza o al contrario la paura a poterla favorire. La pace e un vita umana degna, per ciascun uomo e donna e per i popoli, può scaturire solo da cuori convertiti all’amore. Per questo il cammino da fare” è anzitutto “un cammino spirituale, in cui l’odio viene sconfitto dal riconoscimento dell’umanità dell’altro, secondo giustizia e libertà”. “Non è vero che la pace è impossibile”, “la morte, il male, la guerra non sono mostri invincibili”. Lo ha detto il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, durante l’omelia della messa di Pasqua in Cattedrale.    “Non si vince con la morte dei fratelli, ma in una ritrovata e giusta fraternità riconciliata – ha aggiunto Betori -. La luce di Cristo, che irradia dal nostro Carro, penetri i nostri cuori e i cuori di tutti, li trasformi con il suo amore per dare vita a un mondo di pace, aperto alla speranza. Sia questa la nostra Pasqua”, ha detto ancora il cardinale citando il Carro a cui viene dato ‘fuoco’ per la tradizionale manifestazione pasquale dello ‘Scoppio del carro’ tornata a svolgersi in piazza del Duomo a Firenze con il pubblico. Betori si è  detto lieto di questo “ritorno” perchè indica “una minore pressione della pandemia” non ancora scomparsa però: “Il patrimonio di compassione, di solidarietà, di sacrifici accumulato in questi anni non va disperso”. “L’esperienza di questi anni è stata anche fondamentale” per “riportare lo sguardo sull’essenziale della vita e sulla sua verità – ha aggiunto -. Permettete allora che inviti tutti noi a fare questo tragitto verso l’essenziale e verso la verità anche nei riguardi del nostro Carro pasquale. Torniamo a contemplarlo” con “uno sguardo che ne colga il significato profondo, quello che non lo confonde con un qualsiasi evento folkloristico e lo segnala come un gesto di fede cristiana e di identità cittadina”. “Il nostro non è uno spettacolo di fuochi, di scoppi e di bagliori, ma un’espressione di fede”. “Lasciarci illuminare da Cristo, da lui che è luce del mondo, può cambiare il volto del mondo e ricondurlo a concordia, fraternità e pace. Ne abbiamo bisogno in questi giorni segnati da odio e disprezzo, da ingiusta aggressione, da immane violenza, in specie nella terra di Ucraina”.

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