PERMESSI SOGGIORNO FACILI, 7 ARRESTI TRA I COLLETTI BIANCHI

Prato Eleonora Barbieri 13 Ottobre 2021 90 Nessun commento

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L’operazione della guardia di finanza di Prato che oggi, ha visto impegnati oltre 400 militari, personale dell’Inps, della Polizia municipale e dell’Asl, in 142 perquisizioni e nell’esecuzione di 8 misure cautelari, si chiama “Easy Permit”, permessi facili, ma in realtà ha portato a galla molto di più: è l’ormai solito sistema di complicità tra i colletti bianchi e l’imprenditoria cinese per schermare le proprie attività rispetto alle responsabilità penali e ai debiti con l’erario anche attraverso l’uso di prestanome. Le 8 persone (cinque italiani e tre cinesi) raggiunte da misura cautelare sono titolari e soci di studio professionali e di un centro di elaborazione dati. Sono scattati gli arresti domiciliari per sette di loro mentre l’ottavo è stato sottoposto a obbligo di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria. Gli indagati sono ben 210 di cui 193 cinesi e 17 italiani. I reati contestati a vario titolo sono: falsità ideologica, per induzione, commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, favoreggiamento, ai fini del profitto, della permeanenza nel territorio dello Stato di stranieri privi di titolo, nonchè contraffazione, alterazione o utilizzo di documenti al fine del rilascio del permesso di soggiorno.
Tra gli indagati ci sono anche due dei cinesi condannati per sfruttamento del lavoro per l’inchiesta sulla Confezione Massimo. Inoltre dieci sono soci e 19 dipendenti di studi professionali mentre 181 sono cinesi che hanno ottenuto il permesso di soggiorno indebitamente. Tra questi 52 sono imprenditori occulti, 46 prestanome e 83 lavoratori fittiziamente assunti da ditte fantasma. Il tariffario proposto per i servizi era accattivante: 150 euro per un’apertura d’impresa, 15 euro per le buste paga, 50 euro per la contabilità e 10 euro per il Kit per il permesso di soggiorno.
Solo in questa operazione l’Inps ha accertato un’elusione contributiva di ben 7 milioni di euro e 1,5 milioni contribuzione fittizia. Risparmi che permettevano agli imprenditori orientali di arricchirsi enormemente alle spalle della collettività. Non è un caso che nelle abitazione di due titolari occulti siano stati scoperti contanti per 250mila euro e in una delle due ben 4 lingotti d’oro del peso di 100 grammi l’uno contrassegnati da un idiogramma cinese.
L’inchiesta, coordinata dai sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, nasce da una segnalazione della Polizia municipale di Prato, dopo aver accertato l’inesistenza di un’azienda che sulla carta risultava attiva e con ben 48 dipendenti. Era il 2017. La notizia di reato fu siglata e inviata dall’allora ispettrice Flora Leoni, oggi assessore alla polizia municipale. La Procura ha deciso di approfondire e ha affidato le indagini al nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza che ha una competenza ed esperienza specifica in materia. Si è aperto quindi un vaso di pandora. Sempre più spesso il solito.

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