PLASMA IPERIMMUNE CONTRO COVID: SONO PRATESI METÀ DONATORI

Prato Eleonora Barbieri 9 Dicembre 2020 144 Nessun commento

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E’ un contributo più che notevole quello che l’ospedale Santo Stefano sta dando alla raccolta di plasma iperimmune per la cura del Covid 19. Su 140 sacche toscane inviate all’azienda ospedaliera Cisanello di Pisa, capofila del progetto Tzunami, ben 68 vengono da Prato grazie alla generosità di altrettante persone guarite dal Covid e completamente rispondenti al rigido protocollo sanitario. Alessandro Scarselli è il 68esimo donatore e oggi ha accettato di parlare con Notizie di Prato mentre il macchinario del centro trasfusionale del Santo Stefano gli preleva il suo plasma “magico”. La cosa particolare è che questa non è la sua prima donazione. Contagiato a marzo e guarito ad aprile, Scarselli è stato uno dei primi a contribuire al progetto Tzunami, lo scorso giugno, insieme alla sua compagna. La sua condizione immunitaria è talmente forte che può continuare a donare plasma iperimmune: “La dottoressa mi ha detto che ho gli anticorpi con i guantoni – racconta Scarselli – per cui sono contento che possono colpire in pieno viso il virus di altre persone contagiate”.
Scarselli non è l’unico “donatore bis” registrato a Prato ma è quello con la protezione più alta. Fenomeno che ci spiega il dottor Antonio Crocco, direttore della struttura di Medicina trasfusionale Prato-Pistoia: “Le risposte immunitarie non sono uguali per tutti. Dipende da tanti fattori che stiamo analizzando e approfondendo”. Il contributo pratese è alto, ma in termini assoluti i numeri sono bassi proprio perchè non tutti hanno una risposta immunitaria adeguata a rendere il plasma capace di sconfiggere il virus degli altri pazienti. Si pensi che solo a Prato sono stati “vagliati” oltre cento candidati donatori, ma di questi solo 68 hanno ricevuto il disco verde. “Il protocollo prevede dei requisiti chiari che di fatto riducono la platea dei potenziali donatori ma questo è essenziale per garantire l’efficacia della cura. Intanto l’età deve essere inferiore a 60 anni, il paziente deve essere stato sintomatico e poi deve avere titolo anticorporale superiore di 1 a 160 per poterlo arruolare e dare plasma efficace”. Ogni donatore riempie una sacca da 600 ml che una volta giunta a Pisa viene sottoposta a processo di inattivazione virale in modo da non somministrare nei pazienti altri virus. Poi viene divisa in tre sacche da 200 ml l’una. Quindi, in sostanza, con la sua doppia donazione Scarselli ha dato al centro di Pisa 6 sacche di plasma iperimmune. “Ognuno di noi deve dare il suo contributo. – spiega Scarselli – Per questo ho accettato di donare la prima volta e per questo mi sono riavvicinato una seconda. Recentemente ho visto una trasmissione delle Iene sul plasma iperimmune e ho sentito il bisogno di rimettermi a disposizione senza sapere che la mia risposta immunitaria era ancora così forte. Sono contento di averlo fatto e spero che altre persone facciano altrettanto”.
Il Santo Stefano dona e riceve il plasma iperimmune perché come gli altri ospedali toscani segnala al centro di Pisa i pazienti Covid che hanno le condizioni giuste per essere sottoposti a questo trattamento; Pisa poi invia le sacche necessarie dando vita così a un circuito virtuoso che sembra dare ottimi risultati e su cui sono in corso approfondimenti e riscontri. Lo stesso dottor Crocco sta approfondendo la correlazione tra gruppo sanguigno e “cattiveria” del Covid basandosi sulla casistica pratese, ma per il risultato bisognerà aspettare almeno la prossima primavera.

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