PRESTANOME IN CAMBIO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO

Prato Eleonora Barbieri 14 Ottobre 2021 63 Nessun commento

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“Allora io non vuole fare più la ditta per lui, perchè lui non mi rinnova il permesso di soggiorno”. Lui è il titolare occulto dell’impresa mentre a parlare è il prestanome, entrambi cinesi. Una frase breve ma eloquente sul sistema illegale ormai consolidato al centro della nuova inchiesta della Procura di Prato sulla complicità tra i colletti bianchi e l’imprenditoria cinese per creare schermature per frodare l’erario e sotterfugi per ottenere facilmente permessi di soggiorno, che ieri ha portato a oltre 142 perquisizioni, 8 misure cautelari tra i professionisti coinvolti, di cui 7 ai domiciliari, e ben 210 indagati. La frase è contenuta in una delle tante e significative intercettazioni telefoniche riportate nelle quasi 600 pagine dell’ordinanza del gip del Tribunale di Prato, Francesco Pallini. Altre sottolineano il ruolo fondamentale avuto dai consulenti che hanno “asservito il loro bagaglio professionale alle esigenze della clientela cinese” in modo “pienamente consapevole”.
Sono i professionisti a preparare per i cinesi la documentazione fasulla da portare in questura per ottenere i permessi di soggiorno, consapevoli che l’ufficio Immigrazione, oberato com’è di pratiche da smaltire, non abbia il tempo di approfondire e sia “rassicurato” dal fatto che i documenti arrivino da uno studio professionale. Sono i professionisti a truccare i bilanci delle imprese cinesi per nascondere le perdite poichè per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno del titolare è necessario dare una parvenza di solidità finanziaria.
Altre intercettazioni, incrociate con gli esiti dei controlli effettuati dagli ispettori Asl o dalla polizia municipale, evidenziano che il titolare occulto, spesso dipendente della stessa azienda, è colui che tiene i rapporti con gli studi professionali con cui concorda ogni azione. E’ con questo sistema che il vero titolare può permettersi di tutto senza mai risponderne e senza versare tasse e contributi. Un sistema che può incrociarsi con il fenomeno apri e chiudi entro tre anni e con quello delle ditte fantasma.
Per spiegare il primo caso il gip riporta le simulazioni dell’iter seguito dall’agenzia delle entrate e dall’Inps per recuperare il non riscosso. La prima impiega almeno 51 mesi per aggredire le proprietà del debitore in assenza di pagamento della cartella esattoriale, mentre il secondo 25 mesi. Ecco perchè la maggior parte delle imprese cinesi ha una “mortalità” così elevata che non arriva a tre anni.
Un sistema già svelato nei suoi meccanismi dalla precedente inchiesta, a cui spesso il gip fa riferimento nell’ordinanza. Ciò che sta diventando difficile da inquadrare sono le reali dimensioni del fenomeno che con il tempo sta crescendo esponenzialmente.

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