PRODUZIONE INDUSTRIALE, CRESCITA TOSCANA FRENATA DA TESSILE

Toscana Nadia Tarantino 29 Luglio 2022 75 Nessun commento

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Tra tutti i settori produttivi, il tessile è quello che più fa fatica a tornare ai livelli di produzione industriale pre-pandemia. Un affanno che spinge indietro la performance della Toscana nel confronto con le altre regioni. Il gap che a maggio 2022 si attesta a -4,3 per cento rispetto a gennaio 2020, di fatto diventa una zavorra per il quadro produttivo toscano che chiude l’ultima analisi congiunturale con una crescita dello 0,4 per cento. E’ quanto si ricava dal rapporto di Irpet che, riassumendo, invia segnali positivi nel complesso pur con qualche ombra. Guardando all’insieme, nella prima parte di quest’anno la Toscana ha raggiunto livelli produttivi e occupazionali pre-pandemia, ha registrato un aumento dei contratti di lavoro a tempo indeterminato e un incremento delle esportazioni. Di contro, la congiuntura è minacciata dalle tensioni sui prezzi e sulle forniture di materie prime e da un’inflazione salita del 6 per cento che corrisponde ad una tassa di 977 euro sul potere di acquisto delle famiglie.
Scorrendo la tabella della produzione industriale toscana divisa per settori, a incontrare difficoltà verso il recupero dei livelli pre-pandemia è, insieme al tessile, la fabbricazione di gomma e plastica. Cresce l’industria del legno, quella metallifera e quella petrolifera.
La domanda estera investe sì la Toscana che aumenta le esportazioni del 15 per cento nel primo trimestre ma si tratta di un risultato assai più contenuto di quello registrato da altre regioni dove la crescita è stata più pronunciata: a determinare il contenimento della crescita è stato il calo dell’export dei prodotti farmaceutici.
Buone notizie dal mercato del lavoro che continua a beneficiare della ripresa produttiva e della riapertura delle attività: non solo la nuova occupazione sale rispetto al 2020, ma sale anche rispetto al 2019. Nel complesso, tra gennaio e maggio di quest’anno, si registra un aumento di 15mila posti di lavoro rispetto alla soglia pre-pandemia. +48 per cento i contratti a tempo indeterminato (incluso l’apprendistato) ma c’è da dire che la crescita nel primo trimestre 2021 era stata bassissima. Tra i settori che trainano l’occupazione ci sono l’industria, le costruzioni e il settore pubblico con una prevalenza del comparto dell’istruzione.

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