RAPINA A EX ASSESSORE PIERI, PROCESSO AD APRILE

Prato Nadia Tarantino 8 Febbraio 2022 122 Nessun commento

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Certe volte la giustizia arriva in fretta, ma si tratta di casi rari. Rientra tra questi il processo che si farà il 4 aprile contro il nigeriano di 25 anni che alla vigilia della festa dell’Epifania aggredì e rapinò l’ex assessore Rita Pieri mentre era in compagnia del marito che fu picchiato e ferito per un telefonino. L’uomo comparirà davanti al collegio giudicante del tribunale di Prato per rispondere di quella rapina anche se per quell’episodio non finì in carcere. Non ci finì perché quando fu trovato e fermato era già trascorsa la flagranza. Ci finì pochi giorni dopo quando la procura chiese al tribunale di aggravare, perché mai rispettata, la misura dell’obbligo di firma alla quale era sottoposto per altri reati; una richiesta in conseguenza della minaccia con un coltello contro gli agenti della volante che lo avevano fermato per un controllo 48 ore dopo la rapina all’ex assessore e anche in conseguenza della refurtiva trovata nella sua disponibilità a dimostrazione di un’abitudine a delinquere. Il venticinquenne finì dritto alla Dogaia dove è attualmente rinchiuso in attesa del processo. E se è vero, come in questo caso, che la giustizia arriva in fretta, è anche vero che arriva a rate: il 4 aprile, infatti, l’imputato sarà giudicato solo per la rapina all’ex assessore e al marito e per nessuno altro dei fatti che gli vengono attribuiti.
E’ normale che il cittadino non comprenda perché il carcere è cosa per pochi e quasi mai lo è per quei reati che pure incidono sulla vita di ciascuno, si pensi al danneggiamento, alla minaccia, al furto, alle percosse o al piccolo spaccio: la questione sta tutta nella legge, nella sua interpretazione e nella discrezione del giudice ad applicare, quando possibile, misure cautelari più o meno afflittive. Per aggirare l’ostacolo e per affermare la certezza della custodia cautelare in carcere serve ingegnarsi, come quando la procura provò a ripulire il centro città dagli spacciatori. Un’indagine di un anno intero per dimostrare che gli stessi pusher, consapevoli che l’arresto non è previsto per una singola dose, ne smerciavano una dietro l’altra, in continuità: un filo ininterrotto che a ottobre del 2020 portò all’arresto di decine di persone ma che, per lungo tempo, impegnò tantissimi poliziotti, compresi quelli messi a disposizione direttamente dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. Molti di quegli spacciatori sono già fuori da mesi.

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