RAPITO E UCCISO, VITTIMA AVEVA CONTATTI CON GIRO SEQUESTRI

Prato Nadia Tarantino 6 Luglio 2021 135 Nessun commento

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Ci sono numerosi elementi a testimoniare i contatti tra Yan Zongwei, il cinese di 34 anni di cui non si hanno più notizie dallo scorso 26 aprile, rapito e forse ucciso, e Dong Jiwei, il connazionale di 30 anni rinchiuso nel carcere di Prato con l’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione. Il primo, e forse anche il più importante, è la contemporanea presenza dell’auto dell’arrestato, tracciata da gps, nella zona delle Sacca dove il 10 giugno è stato rinvenuto un cadavere decomposto che si pensa possa essere del trentaquattrenne, e la connessione del telefonino di quest’ultimo ai ripetitori che servono quell’area. E poi c’è un altro particolare, un particolare inquietante: la vittima – hanno scoperto gli investigatori – ha avuto a che fare con un cinese che lo scorso febbraio è stato arrestato per diversi sequestri di persona ai danni di imprenditori connazionali commessi nella provincia di Bologna. Questi alcuni tra gli elementi forniti dai carabinieri di Prato alla direzione distrettuale antimafia (competente per lo specifico reato). Dong Jiwei, difeso dall’avvocato Tiziano Veltri, ad oggi non è stato ancora interrogato. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Firenze parla di “scenario criminale”: sullo sfondo l’attività della vittima che faceva il broker abusivo e si occupava di trasferire in Cina il denaro dei suoi clienti e quei contatti con l’ambiente dei rapimenti. Che di mezzo ci sia un sequestro di persona finalizzato al riscatto (l’esame del dna dirà se anche l’omicidio), pare ormai una certezza: la vittima maneggiava soldi e pare che ne maneggiasse un bel po’ tra Prato e Firenze. Il movente della sua sparizione sarebbe dunque da ricercare negli affari economici: forse una somma non trasferita, oppure una disponibilità di soldi tale da richiamare appetiti malavitosi. Prima che il suo telefonino diventasse muto, l’uomo, la mattina del 26 aprile, ha chiamato la madre e uno zio chiedendo di preparare prima 300mila euro e poi 100mila. Le indagini dei carabinieri hanno accertato che nelle ore precedenti alla sua scomparsa, Yan Zongwei ha trasferito circa 10mila euro tramite due bonifici intestati ad altrettanti connazionali che, al momento, non sarebbero stati ancora identificati. A far decollare l’ipotesi di un sequestro a scopo di estorsione – circostanza immediatamente presa in considerazione dai conoscenti di Zongwei – sono stati i rapimenti lampo avvenuti nella comunità della provincia di Bologna. Escluso, invece, il movente passionale: il cinese scomparso aveva una relazione con la ex convivente dell’arrestato. A Dong Jiwei gli investigatori sono arrivati il 3 maggio: la perquisizione nella sua casa ha portato al rinvenimento di tre pistole. L’11 giugno sono scattate le manette perché dalle intercettazioni è emersa la volontà dell’uomo di lasciare l’Italia; dice alla figlia che torneranno in Cina e che anche in Cina potrà frequentare la scuola e che la zia a cui è affezionata potrà vederla tramite Wechat. Parole che hanno determinato un’accelerazione dell’inchiesta e hanno portato all’arresto.
Intanto sono in corso accertamenti sull’auto della vittima che i carabinieri hanno trovato nel parcheggio interrato di un supermercato in via Becagli. Testimoni hanno riferito che la macchina, rinvenuta il 2 giugno, si trovasse lì già da tempo, da più di 20-25 giorni almeno. L’auto usata dall’uomo finito in carcere, presa a noleggio qualche giorno prima della scomparsa del connazionale, è stata invece trovata parcheggiata in via Lodi.
Attesa per l’esame del dna: quello del cadavere sarà comparato con quello della sorella del cinese sequestrato, unica parente che vive in Italia.

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