RISTORATORI TOSCANI: COL NUOVO DPCM IL 30% CHIUDE

Toscana Chiara Valentini 15 Ottobre 2020 83 Nessun commento

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“Solo in un giorno ho avuto 60 disdette, tutte cene di gruppo. Impossibile andare avanti così”. “Sarà il clima di paura a ucciderci, le persone non usciranno più di casa”. “Stiamo prendendo in considerazione l’idea di chiudere: quando tutto andava male facevamo 300 coperti, ora ne faremo 50. Impossibile pagare i costi di gestione e i dipendenti. Non ho mai avuto debiti e ho già richiesto il prestito di 25mila euro”
Sono alcune delle testimonianze dei Ristoratori toscani che lanciano l’allarme dopo il nuovo DPCM che impone la chiusura dei locali alle 24 o alle 21 se non hanno posti a sedere. Il 30 % chiuderà, spiega l’associazione nata in maniera spontanea durante il lockdown ma che conta già 15mila iscritti. A soffrire maggiormente saranno i locali serali e i ristoranti, quelli che avevano già chiuso a pranzo per via dello smart working e che riuscivano ad andare avanti lavorando su più turni la sera, soprattutto del fine settimana. Il 40%, di chi cercherà di resistere, soprattutto i ristoranti che si trovano nelle periferie, avranno una perdita del 30% mentre gli imprenditori che lavorano nel centro storico denunciano cali di fatturato che con le nuove disposizioni raggiungeranno anche l’80%.  Il 97,6% dei pubblici esercizi boccia il Dpcm.
Sono tutte percentuali emerse da un sondaggio tra i propri associati realizzato dalla stessa associazione. I punti che mettono maggiormente in difficoltà le aziende sono la chiusura a mezzanotte che, per il 35% degli intervistati equivale a perdere il secondo turno di lavoro, quello delle persone, soprattutto giovani, che al ristorante o in pizzeria arrivavano verso le 23. Per il 50%, al di là delle nuove direttive, sarà l’effetto paura a svuotare ulteriormente le strade della città. Il 10%, invece, dichiara che saranno i limiti per cene o pranzi di matrimonio, battesimo o fra amici e per feste di compleanno a mettere in crisi l’attività. Per il 5% il nuovo Dpcm non cambierà di una virgola la situazione in quando l’attività è già avviata alla chiusura definitiva.
La soluzione per evitare assembramenti, spiega il portavoce del gruppo Pasquale naccari, è dilatare gli orari non restringerli. Naccari torna a chiedere anche l’estensione del credito d’imposta (previsto per gli Hotel ma non per i ristoranti) o un fondo per le locazioni, oltre ad un aiuto per l’acquisto dei dispositivi di sicurezza

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