SACERDOTE ARRESTATO, PRIME QUERELE DEI PARROCCHIANI

Prato Nadia Tarantino 16 Settembre 2021 175 Nessun commento

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Al Palazzo di giustizia è iniziata la sfilata dei parrocchiani, dei fedeli e dei conoscenti di don Francesco Spagnesi che sono in grado di dimostrare, ricevute alla mano, di aver consegnato soldi nell’assoluta convinzione che il sacerdote li avrebbe davvero usati per aiutare le famiglie povere. Le prime querele sono state già depositate e altre arriveranno nei prossimi giorni contro il parroco della Castellina, arrestato il 14 settembre per importazione e spaccio di Gbl, la ‘droga dello stupro’, e cocaina. Prima di lui, a fine agosto, era stato arrestato dalla polizia il suo compagno, Alessio Regina. Entrambi sono ai domiciliari.
Lo sdegno è troppo forte, insopportabile: nessuno dei fedeli, quando ha autorizzato il bonifico, ricaricato la prepagata o firmato l’assegno, poteva immaginare che stava contribuendo all’acquisto di droga e all’organizzazione di festini. Nessuno sapeva che le continue richieste di denaro, divenute insistenti da aprile in poi, derivavano dal fatto che il vescovo Nerbini, saputo della tossicodipendenza, aveva revocato a don Spagnesi la firma sul conto corrente della parrocchia già in buona parte dilapidato. Non aveva più accesso al conto corrente ma ha continuato a ricoprire il suo ruolo di parroco, libero di chiedere soldi con la scusa della carità e della solidarietà ai bisognosi.
Il 31 agosto è stato l’ultimo giorno di don Spagnesi alla guida della parrocchia della Castellina: il vescovo – ufficialmente – gli ha concesso “un anno sabbatico per motivi di salute” e così facendo ha continua ad assicurargli lo stipendio. Ufficiosamente la storia è ben diversa ma si preferisce ancora “custodire” anziché “mettere in piazza tutto”.
Difficile quantificare il denaro che il prete ha sperperato per i vizi suoi e del compagno: non ci sono solo i consistenti prelievi dal conto corrente della chiesa (si ipotizza tra 50 e 100mila euro), non ci sono solo le offerte tracciate e in contanti, ma anche i soldi raccolti durante la messa del sabato sera che nel corso degli anni – come lo stesso don Spagnesi ha riferito in una telefonata al suo viceparroco – ha sempre trattenuto.
La Chiesa pratese sapeva da tanto tempo che il parroco della Castellina aveva preso una strada diversa: lo dimostravano prima di tutto gli ammanchi sul conto corrente rispetto ai quali la giustificazione era l’aiuto ai poveri senza mai specificare quali poveri e senza uno straccio di rendiconto, e lo dimostrava lui con un comportamento strano che lasciava trasparire sospetti, fino alla confessione, fatta al vescovo, di essere tossicodipendente.
La situazione viene tollerata nel silenzio più assoluto ma precipita ad agosto quando viene arrestato Alessio Regina e quando il parroco passa in poche ore da essere persona informata sui fatti a essere persona indagata (poi arrestata). Nell’ordinanza di custodia cautelare, don Spagnesi viene descritto “una personalità immune da qualsiasi ipotesi di autocritica o riflessione sul proprio comportamento e sulle conseguenze che probabilmente provocherà sulla comunità di riferimento, fondando ogni prognosi negativa in ordine alla futura astensione da condotte improntate alla menzogna e alla falsificazione”.
Lunedì don Spagnesi comparirà in tribunale per l’interrogatorio di garanzia. L’inchiesta è ancora aperta. Anzi, apertissima.

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