SCARTI TESSILI SMALTITI ILLEGALMENTE, ARRESTI E SEQUESTRI

Prato Claudio Vannacci 9 Giugno 2021 73 Nessun commento

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Otto ordinanze di misura cautelare, decine di perquisizioni e sequestri disposti dal gip del Tribunale di Firenze tra le province di Prato, Pisa, Bassano del Grappa e Pesaro Urbino. A cui si aggiungono 34 indagati sia italiani sia cinesi a cui vengono contestati reati a vario titolo. I più gravi: associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti su tutto il territorio nazionale e traffico transfrontaliero di rifiuti verso paesi dell’Unione europea.
Sono questi gli estremi dell’operazione denominata “Tex Mahjong”, scattata stamani 9 giugno sotto la direzione del procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo e coordinata dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia Leopoldo De Gregorio. Le attività di indagine sono state effettuate dalla sezione di pg della polizia provinciale di Firenze, diretta dal commissario Alessandro Boucci, insieme alla polizia municipale di Prato, con gli ispettori Michele Maionchi e Daria Malagigi. Le misure eseguite sono a carico di sei cittadini italiani e di due cinesi. Per sei di loro è stata disposta la custodia cautelare in carcere mentre altri due sono finiti agli arersti domiciliari.
Il provvedimento si basa sui gravi indizi di colpevolezza acquisiti durante l’indagine, chiamata “Tex Mahjong” proprio per l’analogia mostrata con il famoso gioco d’azzardo di origine cinese, che ha previsto ogni volta l’aggiustamento delle tessere in varie combinazioni e riorganizzazioni per scongiurare l’attività via via intrapresa della polizia giudiziaria nel contrasto della gestione degli scarti tessili raccolti illecitamente dalle aziende di Prato.
E’ un mosaico complesso, quello che emerge dalla lettura del provvedimento a firma del gip Piergiorgio Ponticelli, dove la prima tessera risulta composta dagli accertamenti svolti nell’anno 2018 dalla polizia municipale di Prato dopo il rinvenimento di etichette di abbigliamento, provenienti da ditte del territorio pratese, all’interno di cumuli di rifiuti abbandonati a Cascina, in provincia di Pisa.
Grazie al lavoro degli investigatori del nucleo investigativo ambientale della Municipale di Prato è stato così individuata un prima triade criminale, composta da tre soggetti, due italiani ed una donna cinese, che si occupavano della raccolta dei rifiuti presso i vari pronto moda e confezioni di abbigliamento dell’hinterland pratese, mediante un apposito servizio di ritiro “porta a porta” dove, se eventualmente inconsapevole poteva essere l’affidamento dei propri scarti di lavorazione a soggetti privi di autorizzazioni, di sicuro non lo era l’evasione fiscale derivante dal metodo di pagamento previamente concordato. “Tutto fattura? Mezzo e mezzo?” chiedono ordinariamente tali soggetti nelle varie intercettazioni agli interlocutori delle ditte cinesi produttori dei rifiuti. Contabilità parallela confermata dai vari quadernoni di appunti manoscritti, con copertine multicolorate, anche in lingua cinese, sequestrati durante le perquisizioni eseguite a carico degli indagati che affiancavano in tutto e per tutto la documentazione “ufficiale”.
L’attività successiva, fatta di intercettazioni, appostamenti, pedinamenti, tracciatura dei mezzi mediante apparati satellitari ha portato gli investigatori all’individuazione di due filoni di smaltimento parallelo, uno nelle Marche e l’altro in regioni del Nord Italia. Comune denominatore l’individuazione di capannoni industriali dismessi, posizionati in luoghi appartati per i quali veniva corrisposto il canone di locazione solo per i primi mesi e dove quindi gli scarti tessili, fatti viaggiare con documentazione che attestava “magicamente” la perdita dello status di rifiuto, senza che in realtà gli stessi fossero stati sottoposti ad alcuna delle attività previste dalla normativa (cernita selezione ed igienizzazione) venivano lì abbandonati.
Affari spregiudicati, che hanno seguito l’esigenza della produzione della moda cinese “made in Italy” in cui i famosi “sacchi neri” contenenti gli scarti di lavorazione devono essere velocemente allontanati, ritirati al prezzo migliore ed indirizzati a chi primo fornisce uno sbocco per lo smaltimento. Anche a costo di dover trasbordare i rifiuti sulla strada, così come successo dopo il sequestro avvenuto sul primo punto di illecito stoccaggio intermedio individuato in provincia di Prato che ha costretto il sodalizio ad operare all’interno di piazzali pubblici dove veniva fatto convergere l’autotrasportatore di turno; da qui il viaggio verso i capannoni nella provincia di Pesaro ed Urbino avveniva pertanto mediante il sistema della “doppia documentazione” dove all’autista veniva fornito sia in un ddt (genericamente utilizzato nel caso di merce) che un formulario (documento previsto per il trasporto dei rifiuti), questo ultimo da esibire solo in caso di controllo ed il più delle volta “fatto sparire” al momento dell’arrivo al sito di destinazione.
Il traffico illecito ha riguardato diecimila tonnellate di rifiuti speciali, costituiti da scarti e ritagli di tessuto frammisti a ritagli di carta, frammenti di plastica nonché, a vari rifiuti di origine domestica tipici della produzione e confezione di capi di abbigliamento”, così come appositamente analizzati e classificati da personale del Dipartimento Arpat di Prato, che ha svolto in collaborazione con gli investigatori i necessari accertamenti tecnici. Il tutto stipato all’interno di numerosi capannoni industriali, container e semirimorchi, individuati tra le provincie di Prato, di Pistoia e Pesaro Urbino ed oggetto di sequestro. Immobili con rifiuti che raggiungevano quasi il colmo dell’edificio, bombe ad orologeria in virtù dell’elevato potere calorifero scaturito da tali materiali in caso di combustione e privi di ogni requisito di sicurezza ai fini antincendio per i lavoratori all’interno.
Elevati i profitti per tutti i componenti dell’associazione criminosa, con un illecito profitto stimato, nell’arco temporale di circa un anno e mezzo di 800.000 euro.
L’attività di indagine ha consentito quindi di mettere fine ad una vera e propria attività organizzata che nella ultima propria riorganizzazione a seguito dei vari sequestri intervenuti nel nord Italia e nelle Marche aveva avviato, al fine di eludere i controlli in territorio italiano, l’esportazione degli scarti tessili verso la Spagna.

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