SCIOPERO DELLA FAME: “NON ARRIVA LA CASSA INTEGRAZIONE”

Prato Nadia Tarantino 16 Settembre 2020 168 Nessun commento

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Non mangia dal 29 agosto. Con oggi, diciannove giorni di sciopero della fame che – giura – proseguirà fino a che non ci sarà qualcuno disposto ad ascoltarlo e ad aiutarlo a risolvere il suo problema: la cassa integrazione in deroga Covid che non è arrivata. Un problema che è anche di altre migliaia di persone in Italia che lui, Michelangelo Cicogna, 47 anni, residente a Prato, dipendente di un negozio di calzature nel centro di Firenze, ha messo insieme con una pagina Facebook e con un canale YouTube. “Ho iniziato la sciopero della fame per protesta dopo che da marzo ad oggi ho ricevuto solo una volta i soldi che mi spettano – racconta – il 15 giugno è arrivata la cassa integrazione di marzo e di aprile: 1.200 euro in tutto, assai meno dell’80 per cento che il Governo dice di corrispondere. Peccato che a metà giugno io avessi già accumulato un debito di 1.800 euro solo per l’affitto, oltre a tutti gli altri debiti che sono stato costretto a fare per tirare avanti. Se non vivessi con un coinquilino che anticipa la mia parte di spese, non so dove sarei oggi, ad andare bene sotto un ponte”. Michelangelo Cicogna è rientrato a lavorare il 7 luglio ma le cose sono cambiate: si vende poco, anzi quasi niente. Difficile anche solo pensare che ’andrà tutto bene’. “Non sono rimasto con le mani in mano, non mi sono disperato e basta – dice – ho cercato di reagire: ho inviato una diffida all’Inps affinché arrivino i miei soldi ma ancora non ho visto un centesimo e intanto aumentano i debiti. Ho scritto alle istituzioni, ho chiesto aiuto a chiunque pensavo potesse aiutarmi ma niente si è smosso”. La battaglia partita da Prato non si ferma: l’11 settembre ’il popolo di Michelangelo Cicogna’ ha scritto al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio per dire che in Italia si fa notizia solo se muori”. Una lettera cruda, un cazzotto allo stomaco: “Non c’è da essere orgogliosi della nostra italianità – uno dei passaggi – possiamo solo essere orgogliosi di essere noi stessi, noi, quelle persone che pur vivendo ormai di stenti, continuano a resistere per non fare stupidate che potrebbero facilitare al momento ma aggravare la situazione nel futuro. Noi, quelle persone che dovrebbero essere elogiate e osannate da tutti i politici a cui paghiamo super stipendi che non si sono mai interrotti. Si può essere orgogliosi della miseria? Muori Michelangelo così potremmo spendere qualche parola sulla tua tomba per qualche voto in più o potremmo fare uno scoop”.
Alla pagina Facebook ’Cassa integrazione che non arriva’ si sono iscritti in quasi quattromila, tutti alle prese con i tanti mesi senza un euro; al canale YouTube ’Michelangelo Cicogna’ arrivano tutti i giorni decine di videotestimonianze: persone che, da ogni parte d’Italia, raccontano che la cassa integrazione non c’è e se c’è, loro non l’hanno vista. C’è anche la petizione online lanciata per chiedere il risarcimento dei danni morali e fisici provocati dalla cassa integrazione: obiettivo, almeno mille adesioni.
Da giorni la casa di Michelangelo Cicogna è tappezzata di striscioni e cartelli di protesta: i vicini di casa si sono dimostrati solidali: “Mi aiutano, mi fanno forza, ma io non smetterà questa battaglia”. Nei giorni scorsi Michelangelo è finito all’ospedale: “Sono dimagrito tanto, inizio ad accusare seri problemi di salute ma evidentemente devi morire per svegliare le coscienze. Tutti a dire, a cantare, a urlare, a giurare che sarebbe andato tutto bene. Ma io e altre migliaia di persone siamo la dimostrazione che non è così. Abbandonati, dimenticati, persi in un mare di difficoltà e di problemi sempre più grandi, costretti a mettere sotto i piedi la nostra dignità e a chiedere aiuto: chiunque può fare qualcosa per chi è alla fame perché quello che deve arrivare non arriva, ci contatti attraverso Facebook”.

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