SCORIE NUCLEARE: INDIVIDUATI DUE SITI IN TOSCANA MA NESSUNO LE VUOLE

Toscana Chiara Valentini 5 Gennaio 2021 105 Nessun commento

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E’ una valanga di no quella che è seguita all’annuncio che in Toscana potrebbero essere stoccate le scorie nucleari nazionali. I luoghi potenzialmente idonei sono Pienza-Trequanda in provincia di Siena e Campagnatico in provincia di Grosseto, secondo la  Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee pubblicata sul sito della Sogin  (la società di Stato incaricata dello smantellamento degli impianti nucleari). Ma andiamo con ordine. Il nucleare in Italia non esiste dalla fine degli anni Ottanta, dopo che un referendum del 1987 si era pronunciato per chiudere i 4 siti esistenti. Ma scorie radioattive (di bassa o media intensità) continuano ad essere prodotte, provenienti da ambito medico ad esempio, ma anche civile o industriale. L’Italia le smaltisce all’estero, principalmente in Gran Bretagna e Francia ma, pena sanzioni, deve costruire il proprio Deposito nazionale. Sono sei anni che si aspetta la lista dei siti idonei e adesso è arrivato. Tra le 67 aree identificate come aventi i requisiti necessari (escluse quelle sismiche, o vulcaniche, o soggette a inondazioni, o ad altitudini eccessive o troppo popolate, ad esempio) ecco le due toscane. Serve un’area di 150 ettari (110 di deposito, più 40 di parco tecnologico) in cui posizionare una serie di contenitori di speciale calcestruzzo, uno dentro l’altro, con particolari barriere, in cui isolare le scorie per circa 300 anni. Ogni volta che è emersa un’ipotesi sul dove realizzarlo è scattato lo scudo “not in my backyard”, non nel mio giardino, e tutto si è bloccato. Anche stavolta non fa eccezione. La Carta non dice dove verrà realizzato il deposito. Dice dove potrebbe. Le due toscane non sono neanche tra le preferite. Diciamo che per usare la classificazione dei colori che ci è ormai familiare sarebbero “arancioni”, una via di mezzo tra le preferite (in Piemonte e Lazio) e quelle meno votate. Ma tanto è bastato.  Dai sindaci della Vald’Orcia, a Coldiretti a vari politici locali, il coro di non se ne parla è unanime. Il problema è che non c’è più tempo, il deposito deve essere avviato entro il 2025. Da più parti viene invocata la partecipazione dei territori prima di decidere.  Nei sessanta giorni successivi alla pubblicazione (del 5 gennaio) inizierà la consultazione pubblica con Regioni ed enti locali. La rivelazione dei luoghi potenziali, dopo anni di blindatissimo segreto di Stato, è solo l’inizio di una discussione radioattiva

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