SEQUESTRO E OMICIDIO, ARRESTATO: “SONO INNOCENTE”

Prato Nadia Tarantino 9 Luglio 2021 70 Nessun commento

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Dal carcere della Dogaia, dove è rinchiuso da un mese, continua a dichiarare la propria innocenza Dong Jiwei, il cinese di 30 anni arrestato con l’accusa di sequestro di persona ma indagato anche per l’omicidio del connazionale Yan Zongwei, 39 anni, di cui non si hanno più notizie dallo scorso 26 aprile e che, sostengono i carabinieri che stanno conducendo le indagini e che il 10 giugno hanno ritrovato un cadavere nei boschi a Le Sacca, potrebbe essere stato ucciso. Il trentenne respinge con forza ogni contestazione dicendosi del tutto estraneo alla vicenda. In attesa dell’esito dell’esame del dna per dare una identità al cadavere reso irriconoscibile dai giorni trascorsi tra l’abbandono e il ritrovamento, oggi, venerdì 9 luglio, il suo avvocato, Tiziano Veltri, smontando il quadro degli indizi che ha portato all’ordinanza di custodia cautelare, chiederà al tribunale del Riesame la scarcerazione.
Sulla scorta delle indagini portate avanti dai carabinieri di Prato, la Direzione distrettuale antimafia di Firenze, competente per il sequestro di persona, è convinta che alla base della sparizione e dell’omicidio del cinese, ci siano questioni di soldi. La vittima, residente a Milano e domiciliata a Prato, faceva il broker abusivo: maneggiava i soldi dei connazionali che si rivolgevano a lui per il cambio valuta e per il trasferimento delle somme all’estero. Non è escluso che il trentanovenne possa aver commesso uno sgarro, che possa avere trattenuto dei soldi che gli erano stati affidati. Ma emerge un fatto inquietante: i carabinieri hanno accertato che nei mesi scorsi la vittima aveva avuto continui contatti con un cinese che poi è finito in carcere nell’ambito di un’inchiesta su sequestri di persona in Emilia. Che la sparizione sia legata a questo giro? Che di mezzo ci siano i soldi di un riscatto? Saranno le ulteriori indagini a dirlo.
Intanto è stata passata al setaccio la vita di Dong Jiwei, regolare in Italia, da tempo residente a Prato con moglie, figli e genitori, dipendente di una ditta tessile. Sul suo conto non sarebbero emerse ombre; nel corso della perquisizione della sua casa, sono spuntate fuori tre pistole ad aria compressa. Gli inquirenti puntano sul fatto che il telefonino della vittima e il gps installato sull’auto dell’arrestato erano nella stessa zona e negli stessi minuti a Le Sacca, dove è stato rinvenuto il cadavere. La mattina della scomparsa, Yan Zongwei ha telefonato alla madre e allo zio chiedendo soldi: 300mila euro, poi 100mila. Dopo il telefono è diventato muto e dell’uomo non si sono avute più notizie.

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