SFREGIATO DOPO UNO SGARRO, CONDANNATI I TRE AGGRESSORI

Prato Nadia Tarantino 18 Novembre 2021 44 Nessun commento

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Un regolamento di conti nell’ambito dello spaccio di droga. Un’aggressione a colpi di coltello con l’unico intento di marchiare il volto del rivale affinché la punizione per lo sgarro commesso fosse visibile a tutti e su di lui pendesse per sempre l’infamia della inaffidabilità. Un agguato in piena regola quello compiuto il 25 marzo scorso, in pieno giorno in via Viottolo di Mezzana, da tre magrebini contro un loro connazionale finito all’indice per non aver pagato una partita di droga e per aver invaso una piazza di spaccio già occupata.
I tre aggressori, tutti marocchini di 28, 29 e 34 anni (avvocati Bertei, Malerba, Magni e Laganà), sono stati giudicati con rito abbreviato dal giudice delle udienze preliminari del tribunale di Prato, Francesco Pallini: due sono stati condannati a 6 anni di reclusione, il terzo a 5 anni. Il pubblico ministero, Lorenzo Gestri, aveva chiesto 6 anni e 8 mesi ciascuno. Stesse accuse per tutti: deformazione permanente del volto (reato introdotto nel 2019 per punire sfregi in danno delle donne e, ovviamente, esteso a qualsiasi aggressione che lasci segni indelebili), spaccio di droga.
I tre marocchini furono arrestati dopo un mese dalla Squadra mobile. Un mese di indagini e intercettazioni che consentì di ricostruire il movente di tanta violenza. Una lite per questioni di cocaina finita nel sangue con il pestaggio: la vittima fu picchiata con un gancio da traino usato per i veicoli e poi sfregiata con un coltello. Un taglio profondo dall’orecchio fino alle labbra. La precisa volontà degli aggressori era quella di marchiare il rivale con una cicatrice ben visibile che nella comunità magrebina è sinonimo di persona che ha sgarrato, che non è affidabile, a cui non si deve dar credito. Un marchio tanto infamante da sbarrare addirittura la strada a un possibile matrimonio con una connazionale.
L’uomo fu soccorso dai passanti che lo trovarono in un lago di sangue. Collaborò subito con la polizia, indicò gli autori dell’agguato. Nella loro disponibilità furono trovati anche droga e 10mila euro in contanti che furono sequestrati e che ora saranno confiscati. Solo uno dei tre è ancora rinchiuso nel carcere della Dogaia mentre due sono stati scarcerati quindici giorni fa, nonostante il parere negativo espresso dalla procura, e messi ai domiciliari con il braccialetto elettronico.

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