SFRUTTAMENTO DEL LAVORO, ARRESTATI DUE IMPRENDITORI

Prato Nadia Tarantino 9 Febbraio 2021 73 Nessun commento

image

In trenta a cucire capi di abbigliamento per 13-14 ore al giorno, senza riposo settimanale e con una retribuzione mensile irrisoria. I più fortunati – pochissimi – con un contratto di lavoro part-time, gli altri a nero. Una fabbrica – la confezione Giulio in via Pieraccioli a Galciana – priva delle condizioni minime di sicurezza, e un appartamento, utilizzato come dormitorio, in una situazione igienica a dir poco pessima. E’ lo scenario che si è presentato agli agenti della Squadra mobile di Prato, per mesi impegnati in una indagine sullo sfruttamento del lavoro che all’alba di oggi, martedì 9 febbraio, si è conclusa con tre ordinanze di custodia cautelare a carico di tre cinesi: un cinquantaduenne e un cinquantaseienne, gestori di fatto della confezione, messi agli arresti domiciliari, e un quarantunenne, titolare formale, a cui è stato notificato un provvedimento di divieto di dimora in città. L’inchiesta, coordinata dal sostituto Lorenzo Gestri, è arrivata al traguardo grazie alla collaborazione degli ispettori Asl del progetto ‘Lavoro sicuro’, Inail e Inps.
Un’inchiesta come già altre sullo sfruttamento di lavoratori in stato di bisogno concluse dalla procura di Prato. In questo caso, operai pakistani, bengalesi e afghani, tutti richiedenti asilo, tenuti in fabbrica anche nelle settimane del primo lockdown e, successivamente, nei periodi di restrizioni meno severe. Nel capannone di via Pieraccioli le cento macchine per cucire, sequestrate dagli inquirenti, non si sono mai fermate nonostante l’attività non rientrasse tra quelle autorizzate all’apertura durante l’emergenza sanitaria. Nelle vicinanze della fabbrica, una casa usata per dare alloggio agli operai: sovraffollamento, degrado, sporco e il minimo indispensabile per mangiare e dormire.
Nel corso delle indagini, è stata fatta una stima dell’ammontare dei contribuiti non versati e delle tasse non pagate: circa 250mila euro, cifra che è stata recuperata dagli investigatori presso gli indagati e che è stata sottoposta a sequestro preventivo.
Le richieste di custodia cautelare avanzate dalla procura sono state accolte dal giudice delle indagini preliminari Lippini che ha confermato gli indici di sfruttamento rintracciati dall’inchiesta.
Uomini arrivati in Italia con la speranza di un futuro migliore e finiti nel ‘sistema-Prato’, come lo chiama il procuratore Nicolosi: sfruttati ma senza possibilità di sottrarsi alle dure condizioni di lavoro perché senza soldi, senza contratto, in attesa di riuscire a regolarizzare la loro posizione. “Una umanità dolente”, la definizione del procuratore. “Persone – ha detto Nicolosi – la cui dignità umana è stata profondissimamente calpestata, uomini che passerebbero inosservati ma non qui da noi, dove l’attenzione è alta e dove la sinergia tra più enti è riuscita a creare un modello capace di intervenire e colpire situazioni di illegalità come questa. Un modello che merita sicuramente di essere esportato per far sì che certe condotte criminali associate a un disvalore che va al di là della configurazione del reato, siano intercettate e sanzionate”.

Commenta

Video per giorno

Marzo: 2021
L M M G V S D
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
232425262728  

Newsletter

Rimani sempre in contatto con noi

Informazioni

Sede operativa: Via del Biancospino, 29/b
CAP: 50013 Campi Bisenzio (FI)
Tel 055 894601 - Fax 055 8946086
Modulo di contatto

Translate