STESSO CASO MA ORDINANZE DIVERSE DA GIUDICI DI PRATO E SIENA

Prato Nadia Tarantino 19 Maggio 2020 56 Nessun commento

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I crediti vantati dalla banca ceduti tramite cartolarizzazione ad una società che a sua volta, attraverso lo stesso meccanismo, li ha trasferiti ad un’altra società ancora. Un girotondo che ha creato più di un problema a due fratelli che, tranquilli di un accordo per il saldo di quanto dovuto raggiunto con la prima società, hanno ricevuto notizie dalla seconda che chiedeva di pagare tutto e subito pena il recupero forzato del credito, ma non quello oggetto della transazione (più o meno la metà di quanto dovuto) bensì quello originario, circa 40mila euro. La brutta sorpresa dei due debitori è finita nelle mani degli avvocati Simone Frosini e Simone Goti di Prato che hanno immediatamente presentato opposizione per bloccare l’efficacia del precetto. Stessa storia, ovviamente, divisa però in due procedimenti: uno al tribunale di Prato e l’altro al tribunale di Siena in forza delle residenze dei due assistiti. E mentre a Prato il giudice non ha inteso sospendere l?fficacia esecutiva del titolo emesso dalla seconda societ·e che si ·tradotto nella trattenuta di un terzo della busta paga (pronto il ricorso dei legali), a Siena ·andata diversamente: il tribunale ha sospeso l’efficacia del precetto rinviando tutto a ottobre per la discussione del merito.
I fatti: i due fratelli si fanno garanti di una società presso la banca e nel 2008 subiscono un decreto ingiuntivo che porta ad una esecuzione immobiliare che soddisfa, ma solo parzialmente, l’istituto di credito. Resta un conto aperto di 40mila euro che diventa oggetto di cartolarizzazione (la cessione ad una società per un controvalore sì più basso ma che garantisce liquidità); con la società diventata proprietaria del credito, i fratelli arrivano ad un accordo che prevede il pagamento a rate di circa la metà. Qualche tempo dopo interviene una ulteriore cartolarizzazione che trasferisce la loro posizione ad un’altra società che si fa viva pretendendo tutto il credito. Una pretesa per dimostrare la quale viene fornito un estratto della Gazzetta Ufficiale che riporta la cessione in blocco dei crediti dalla prima alla seconda società e un codice numerico abbinato – dice la società – alla posizione debitoria in questione. Il giudice di Siena ha ritenuto la dimostrazione generica e non sufficiente spiegando che quanto fornito non consente l’accertamento della validità della pretesa. Per semplificare: siamo sicuri che il credito dei due fratelli rientri tra quelli trasferiti dalla prima alla seconda società? Siamo sicuri che la posizione debitoria dei due fratelli sia quella riferita al codice numerico che, così come è, resta un elemento astratto? La risposta arriverà alla prossima udienza, intanto il precetto è stato sospeso.

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