TEXPRINT, GLI OPERAI MANIFESTANO DAVANTI AL NEGOZIO DIXIE

Prato Alessandra Agrati 11 Marzo 2021 138 Nessun commento

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La protesta dei lavoratori della Texprint e del sindacato SiCobas si è spostata, oggi 11 marzo, dal Macrolotto 2 al centro storico, in via Garibaldi davanti al negozio della Dixie. Il marchio, infatti, utilizza i tessuti stampati dall’azienda per confezionare gli abiti e i manifestanti hanno deciso di estendere la loro protesta anche a chi dà lavoro alla stamperia di via Sabadell.
“Per i committenti – spiega Sarah Caudiero referente SiCobas Prato – c’è la responsabilità solidale. Abbiamo scritto a tutti i clienti della Texprint per informarli delle condizioni in cui lavorano gli operai. Non si possono nascondere dietro la scusa dei rapporti commerciali, questa storia l’abbiamo già vista con la Nike che sfruttava i bambini per costruire i palloni. La legge è molto chiara e non lascia appello: sono responsabili anche loro”.
La comunicazione, però, non è arrivata alle commesse che, stupite hanno chiesto ai manifestanti come mai stazionassero davanti al negozio, preoccupate che i clienti non potessero entrare.
La protesta nei prossimi giorni sarà ripetuta anche davanti agli store del marchio fiorentino di Pisa, Roma e Torino. Intanto la Prefettura ha notificato all’azienda un’interdittiva antimafia (da giorni la redazione chiede al prefetto maggiori particolari, ma senza avere mai risposta): “Il provvedimento è un atto dovuto – ha spiegato Luca Toscano referente SiCobas Prato – lo stiamo denunciando da mesi, peccato che ormai all’azienda siano arrivati 140mila euro per la produzione di mascherine, soldi pagati dai contribuenti. Ci stupisce il silenzio delle istituzioni, martedì abbiamo avuto un incontro con l’Unità di crisi della Regione che, nonostante i continui attacchi da parte della polizia, non prende posizione e non convoca il tavolo di crisi”.
Le violenze a cui fa riferimento il sindacato risalgono alla giornata di ieri davanti ai cancelli della Texprint dove le forze dell’ordine sono intervenute per sgombrare il presidio che dura da oltre 50 giorni. “Si sono viste scene di una violenza inaudita – denuncia il sindacato – ad un manifestante è stata rotta una caviglia e la prognosi è di 30 giorni, ad un altro lussato un dito, ad un altro ancora un colpo in testa ha provocato una ferita che è stata suturata con 2 punti. Senza contare i contusi, i lavoratori sono stati spostati come fossero sacchi di patate. Tutto questo il giorno dopo l’incontro in Regione e l’interdittiva”.
Oggi in centro durante la manifestazione si è vista solo una macchina della polizia impegnata nei normali controlli sul territorio.
Lo sciopero e il presidio, quindi, continuano anche con il sostegno, secondo i manifestanti, degli operai cinesi e africani che non smettono di lavorare per paura. “Ci stanno ringraziando – spiega Hussain Mudassar – ora finalmente hanno la domenica libera. Non si uniscono a noi perché hanno paura di perdere il lavoro, la casa che è di proprietà del datore di lavoro e temono pure di rimanere senza pasti”.

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